SESTO EMPIRICO E L’ACCADEMIA SCETTICA
Anna Maria Ioppolo
SESTO EMPIRICO E L’ACCADEMIA SCETTICA

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1. Sesto Empirico non si riferisce mai all’Accademia denominandola

“scettica”, perché riserva l’aggettivo esclusivamente alla filosofia pirro-

niana. Tuttavia l’aggettivo σκεπτικόν designa, a partire da un certo perio-

do, e già prima di Sesto, tanto la filosofia accademica quanto lo scettici-

smo pirroniano, per cui non è improprio usare questa denominazione in-

valsa nell’uso nella tradizione più tarda1. Inoltre essa offre la comoda

opportunità di comprendere sotto un’unica denominazione la filosofia del-

l’Accademia di mezzo e di quella Nuova. Lo stesso Sesto dice che «alcuni

ritengono che la filosofia accademica sia identica allo scetticismo» (PH i

220). E presenta come corrente una divisione dello sviluppo dell’Acca-

demia in tre fasi: l’Accademia più antica (ἀρχαιοτάτη), quella di Platone,

la seconda ο media Accademia, quella di Arcesilao, la terza ο Accademia

Nuova, quella di Carneade e Clitomaco. Accanto a questa divisione alcuni

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aggiungono una Quarta Accademia, quella di Filone, altri una Quinta,

quella di Antioco. Tuttavia Sesto non è disposto a riconoscere all’Accade-

mia un’affinità maggiore con lo scetticismo rispetto a quella che egli rico-

nosce alle παρακείμεναι φιλοσοφίαι (PH i 209), da cui, peraltro, pone

molta cura nel differenziare lo scetticismo: lo scetticismo è una posizione

del tutto originale e peculiare dei filosofi pirroniani, che non ha avuto

precursori in altre scuole filosofiche.

Non è un caso che egli si preoccupi di fare della filosofia accademica

uno dei tre indirizzi in cui si divide la speculazione filosofica, intorno

a un nodo centrale, quello della ricerca della verità. Da un lato egli colloca

i dogmatici, Aristotele, Epicuro, gli Stoici e alcuni altri, che affermano

di aver trovato la verità, dall’altro Clitomaco, Carneade e gli altri Accade-

mici che affermano che è impossibile afferrarla e in una posizione del

tutto particolare gli Scettici che continuano a cercarla (PH i 1-4). Ad

un esame più attento emergono due elementi significativi: innanzi tutto

non si tratta di una tripartizione, quanto piuttosto di una bipartizione

in cui i dogmatici, positivi e negativi, sono opposti agli Scettici2; inol-

tre non c’è alcuna menzione né di Platone né di Arcesilao, di cui poi

si parlerà tra le παρακείμεναι φιλοσοφίαι. Da ciò emerge che per Sesto

la filosofia dell’Accademia e lo scetticismo rappresentano due filosofie

ben distinte e separate. Tuttavia l’Accademia di Clitomaco e di Carneade,

denominata indifferentemente da Sesto Ἀκαδημία, oἱ ἀπὸ τῆς Ἀκαδη-

μίας, οἱ Ἀκαδημαiκοί, è inclusa, a differenza delle filosofie dei dogma-

tici, fra le παρακείμεναι φιλοσοφίαι. È chiaro che Sesto, tutto volto a

rivendicare l’originalità dello scetticismo pirroniano rispetto alle altre filo-

sofie, si trova nei confronti della filosofia dell’Accademia in una posizione

imbarazzata. Da un lato c’è il riconoscimento da parte di alcuni di una

quasi identità tra la filosofia accademica e quella pirroniana che egli non

può non prendere in considerazione; dall’altro c’è Arcesilao, il quale gli

pone un problema di collocazione all’interno dei suoi schemi storiografici,

come dimostra il fatto che egli non lo ha incluso in nessuno dei tre

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indirizzi in cui ha distinto la filosofia. Del resto con la denominazione

“Accademici” Sesto non si riferisce mai ad Arcesilao, ma a Carneade,

ο a Carneade e a Clitomaco insieme, ο a Clitomaco e alla schiera dei

restanti Accademici, ο a Clitomaco e a Carmada. Ad Arcesilao, la cui

filosofia pure caratterizza una delle fasi dell’Accademia, quella di mezzo,

Sesto ha cura di rivolgersi citandolo esplicitamente per nome e dedican-

dogli una discussione a sé nell’ambito delle παρακείμεναi φιλοσοφίαι. Ed

è significativo che un problema analogo ponga a Sesto la collocazione

filosofica di Platone, a cui è ricollegata in vari modi la filosofia di Arce-

silao nella trattazione di PH i 232-4.

Inoltre la distinzione dello scetticismo dalle παρακείμεναι φιλοσοφίαι

fa parte del καθόλου λόγος dell’opera allo scopo di definire meglio lo

scetticismo a conclusione del resoconto sulla sua natura e sulle sue fina-

lità (PH i 209). Sesto dichiara esplicitamente che l’esame delle filosofie

affini fornisce la possibilità di cogliere con più chiarezza il carattere

della filosofia efettica3. Egli ribadisce la medesima tesi quando al prin-

cipio di Adversus mathematicos vn si riferisce al fatto che lo scetticismo

è stato accuratamente descritto (ἐκτυπωθείς) sia direttamente, sia κατὰ

διορισμόν rispetto alle filosofie affini4. È chiaro dunque come lo scopo

di Sesto nel discutere la filosofia dell’Accademia sia quello di sottoli-

nearne la differenza dallo scetticismo. Ma questo obiettivo è raggiungi-

bile solo a patto di spezzare l’unità dell’Accademia, da cui è costretto

a separare Arcesilao, tentando di recuperarlo all’interno della tradizione

pirroniana. Questa rottura che Sesto opera all’interno dell’Accademia è

marcata anche da una inversione cronologica, dal momento che la filosofia

di Arcesilao viene discussa dopo quella di Carneade.

Il problema quindi che si pone di fronte alla testimonianza di Sesto

relativa all’Accademia scettica è quello della sua attendibilità: fino a che

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punto le notizie che Sesto ci riferisce corrispondano effettivamente alle

posizioni assunte da Arcesilao e da Carneade, ο non siano piuttosto un

resoconto strumentalizzato per la finalità di Sesto di rivendicare l’assoluta

originalità dello scetticismo pirroniano. Ma tentare di dare una risposta

a questo problema è possibile soltanto attraverso un esame delle strategie

messe in opera da Sesto, vale a dire attraverso un esame del suo linguag-

gio, delle sue citazioni, delle sue argomentazioni, attraverso un confronto

con le altre testimonianze, che conduca, seppure in via ipotetica, alla indi-

viduazione delle sue fonti.

La questione è complicata dal fatto che Sesto discute la filosofia di

Arcesilao e quella di Carneade tanto nelle Ipotiposi pirroniane quanto in

Adversus mathematicos vii, ma alla luce di una prospettiva diversa: in PH

l’interesse di Sesto è quello di rilevare le differenze tra l’indirizzo accade-

mico e quello pirroniano ed è dunque sulla διαφορά e sulla διαφωνία che

si incentra la sua trattazione; in Μ vii la prospettiva è quella ellenistica

del criterio di verità dietro a cui si nasconde il tentativo di fare di Arcesi-

lao e di Carneade dei dogmatici positivi. Lasciando da parte la vexata

quaestio
dei rapporti che intercorrono tra PH e Μ vii-xi, sorge il proble-

ma se Sesto abbia usato le stesse fonti in entrambe le opere e la diversità

di approccio sia dovuta alla diversa prospettiva da cui egli si colloca, ο

se invece i resoconti nelle due opere dipendano da fonti diverse. In questa

sede mi occuperò soltanto delle Ipotiposi pirroniane, perché l’analisi del

problema delle fonti di Adversus mathematicos vii richiede una trattazione

specifica, che sarà oggetto di uno studio ulteriore.

2. In ΡΗ i 226-31 Sesto illustra alcune differenze tra la posizione

della Nuova Accademia e lo scetticismo. La prima differenza che separa

gli Accademici dai Pirroniani è relativa al problema dell’ ἀκαταληψία.

«Sebbene essi dicano che le cose sono ἀκατάληπτα, differiscono da-

gli scettici forse (ἴσως μὲν) anche proprio per il dire che tutte le cose

sono ἀκατάληπτα; (infatti affermano positivamente (διαβεβαιοῦνται) que-

sto punto, mentre lo scettico ritiene che sia possibile anche che alcune

cose siano comprese (καταληφθήναι)) ».

Da queste affermazioni di Sesto emergono due elementi significativi:

che l’ ἀκαταληψία è esclusivamente una posizione accademica perché gli

Scettici sostengono che alcune cose possono essere comprese; che inoltre

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gli Accademici affermano con certezza (διαβεβαιοῦνται) che le cose sono

ἀκατάληπτα.

Tuttavia se si esaminano con maggiore attenzione le parole di Sesto,

si vede come egli abbia introdotto l’ ἀκαταληψία quasi fosse una termino-

logia comune agli Accademici e agli Scettici (εἰ καὶ ἀκατάληπτα εἶναι πάντα

φασί, διαφέρουσι τῶν σκεπτικῶν ἴσως μέν). Infatti in PH i 200 Sesto ha

ammesso che lo scettico indica le cose come ἀκατάληπτα: quando lo scet-

tico dice che tutte le cose oscure intorno alle quali si applica la ricerca dei

dogmatici sono “incomprensibili” non lo afferma positivamente con cer-

tezza (οὐ διαβεβαιουμένου), ma semplicemente riferisce la sua propria

affezione (τὸ ἐαυτοῦ πάθος ἀπαγγέλλοντος). È chiaro quindi che Sesto,

volendo sostenere l’estraneità allo scetticismo delle παρακείμεναι φιλο-

σοφίαι tenti di trovare delle differenze, anche a costo di nascondere il

consenso delle due scuole sul termine ἀκαταληψία5. Ma allora la diffe-

renza tra Accademici e Scettici riguardo al problema dell’ ἀκαταληψία si

manifesta esclusivamente sul piano del valore del linguaggio che per gli

Accademici, a detta di Sesto, esprime una intenzionalità ontologica, men-

tre per gli Scettici è un dire senza credere, ἀπαγγέλλειν.

Infatti le parole διαφέρουσι δὲ ἡμῶν προδήλως, con cui Sesto introduce

la seconda differenza che riguarda il giudizio sui beni e sui mali, indicano che

egli è meno imbarazzato su questo punto. Mentre gli Accademici sono con-

vinti che è probabile che ciò che essi chiamano bene sia realmente bene, gli

Scettici si astengono dal pronunciare un giudizio, ma nel descrivere una cosa

come bene ο male si adattano alle necessità della vita senza dogmi, ἀδο-

ξάστως, per non rimanere inattivi. Anche l’espressione ἀδοξάστως marca in

modo inequivocabile per Sesto la differenza tra Accademici e Pirroniani. Lo

scettico quando pronuncia un giudizio, non afferma nulla circa il mondo

esterno: egli esprime ciò che appare a lui e riferisce la sua propria affezione

senza dogmi (PH ι 15)6. Gli Accademici μετὰ τοῦ πεπεῖσθαι ὅτι πιθανόν,

attribuiscono una preferibilità oggettiva ad una cosa rispetto ad un’altra.

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A questo punto Sesto enuncia la terza differenza. Mentre gli Scettici

dicono che le rappresentazioni sono uguali in base a credibilità ο alla man-

canza di credibilità, «per quanto riguarda la teoria (ὅσον ἐπὶ τῷ λόγῷ)»7,

gli Accademici dicono che alcune rappresentazioni sono persuasive, altre

sono non persuasive (τὰς δὲ πιθανὰς [...] τὰς δὲ ἀπiθάνους). Il modo in cui

Sesto introduce questa distinzione non permette di capire se essa si riferi-

sca a quanto detto prima, e quindi all’ambito etico, oppure riguardi una di-

stinzione delle rappresentazioni sul piano gnoseologico. Infatti mentre la

seconda distinzione verte sul modo di espressione dei giudizi etici, la terza

investe le rappresentazioni in generale. Quindi Sesto passa ad illustrare

questa differenza introducendo la classificazione dei gradi della probabilità

elaborata da Carneade, il quale distingueva le rappresentazioni in πιθαναί,

πιθαναὶ καὶ διεξωδευμέναι, καὶ διεξωδευμέναι καὶ ἀπερίσπαστοι. E spiega

con due esempi la distinzione che Carneade poneva all’interno delle rappre-

sentazioni in base al grado di credibilità. Il primo grado di credibilità è

esemplificato dall’uomo che entrando in una stanza buia non sa distinguere

se l’oggetto attorcigliato sia una corda ο un serpente. Egli ha però la possi-

bilità di acquistare un grado maggiore di persuasione attraverso un esame

accurato e minuzioso delle condizioni di verità, in modo tale da elevare

il grado di credibilità della rappresentazione, cosicché gli appaia una rap-

presentazione πιθανὴ καὶ περιωδευμένη di una corda e non di un ser-

pente. Tuttavia può capitare che pur avendo sottoposto ad un esame accu-

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rato tutte le condizioni di verità, si abbia una rappresentazione che non

è persuasiva in quanto non è irreversibile, ἀπερίσπαστος. Sesto adduce

come esempio il caso di Admeto, al quale Eracle aveva ricondotto la mo-

glie Alcesti dall’Ade; ma poiché egli sapeva che era morta, la sua mente

era distolta dall’assentire e non vi prestava fede.

È strano che l’esempio che Sesto fornisce sia quello di una rappre-

sentazione ben ponderata ma “reversibile”, anziché quello di una rap-

presentazione ben ponderata e irreversibile. È probabile quindi che fosse

proprio Carneade a formulare quell’esempio, nel senso che egli se ne

serviva per fare apparire come il grado della credibilità della rappre-

sentazione fosse totalmente indipendente dalla verità ο falsità oggettiva:

gli esempi infatti dimostrano che, nonostante la credibilità possa essere

elevata, essa non ha alcun rapporto con la verità ο la falsità dei fatti8.

Pertanto il πιθανόν non è un criterio che si applica alle rappresentazioni

in generale, ma alle rappresentazioni relative alla condotta della vita,

come lo stesso Sesto lascia intendere quando distingue l’atteggiamento

degli Accademici e degli Scettici riguardo al giudizio sui beni e sui mali:

gli Scettici non dicono che qualcosa è bene con la convinzione che sia

probabile ciò che dicono, ma seguendo la vita senza dogmi per non

rimanere inattivi (ἀνενέργητοι). Il πιθανόν dunque di cui è qui questione

riguarda l’ambito etico e pertanto si configura come un criterio per gui-

dare l’azione. È chiaro dunque che Sesto, affermando che gli Accade-

mici preferiscono (προκρίνουσιν) alla rappresentazione semplicemente

convincente quella convincente e ben ponderata e a quest’ultima quella

convincente ben ponderata e irreversibile, li vuole fare apparire come dei

dogmatici negativi. Ma questo gli è possibile perché egli ha omesso di

specificare che le rappresentazioni di cui si parla sono le rappresentazioni

che servono a regolare la condotta della vita e perché introduce al loro

interno un motivo di preferenza oggettivo, come lascia intendere l’uso

del verbo προκρίνειν. Infatti Sesto nella sezione dedicata alla discussione

delle παρακείμεναι φιλοσοφίαι ha sottolineato che preferire una cosa ad

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un’altra in base a credibilità ο a mancanza di credibilità equivale a pro-

nunciarsi sull’esistenza delle cose oscure e quindi a essere dogmatici9.

E Sesto completa il quadro degli Accademici come dogmatici negativi

distinguendo due significati del verbo πείθεσθαι che designa l’atteggia-

mento di approvazione di fronte al valore conoscitivo delle rappresenta-

zioni: «nel senso di non contrastare, ma semplicemente seguire senza una

forte inclinazione e propensione, come si dice che il fanciullo presta fede

al maestro; nel senso di assentire a qualche cosa (συγκατατίθεσθαι τινι)

con predilezione e per così dire con simpatia accompagnata da un forte

desiderio, come il dissoluto presta fede a colui che ritiene giusto di vivere

in modo dispendioso». Mentre Carneade e Clitomaco aderiscono al secon-

do significato di πείθεσθαι, in quanto dicono di credere con una forte

inclinazione che qualcosa è convincente, gli Scettici semplicemente cedo-

no senza approvare. Sesto dunque qualifica il πείθεσθαι di Carneade come

un συγκατατίθεσθαι e questo è indubbiamente in contrasto con altre

testimonianze relative a Carneade e in particolar modo con la testimo-

nianza di Clitomaco.

Clitomaco infatti ammette un atteggiamento di assoluta astensione

di fronte al valore conoscitivo delle rappresentazioni come conseguenza

del fatto che non possiamo sapere se c’è ο non c’è conoscenza, ma non

di assoluta astensione da qualunque affermazione ο negazione nei con-

fronti di ciò che è persuasivo, come conseguenza del fatto che è possibile

approvare una rappresentazione senza riconoscerla come vera nella con-

dotta della vita10.

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Sesto pertanto sembra ignorare, ο vuole deliberatamente ignorare, l’in-

terpretazione clitomachea di Carneade, dal momento che non ammette altre

possibili interpretazioni rispetto a quella da lui presentata, come invece fa

nel caso di Platone e di Arcesilao. Tuttavia che il πιθανόν sia un criterio per

guidare la condotta della vita Sesto lo dichiara, quando rileva l’ultima diffe-

renza fra la filosofia di Carneade e lo scetticismo riguardo al τέλος: gli Acca-

demici si servono di ciò che è convincente nella vita, mentre gli Scettici

vivono seguendo le leggi i costumi e le affezioni naturali senza dogmi.

L’esposizione di Sesto delle differenze tra la filosofia di Carneade e

Clitomaco e lo scetticismo rimane tutta interna al suo obiettivo che è quello

di rivendicare l’originalità dello scetticismo pirroniano anche a costo di di-

storcerne alcuni elementi significativi, come la posizione riguardo all’as-

senso, e di tacerne altri, come il fatto che la classificazione delle rappresenta-

zioni è introdotta da Carneade per rispondere all’accusa di ἀπραξία da parte

degli oppositori dogmatici. E di questo Sesto è a conoscenza come risulta

dal resoconto di Μ vii (166), in cui egli scrive che Carneade, richiesto (ἀ-

παιτούμενος) di una norma per dirigere la vita e raggiungere la felicità, vir-

tualmente fu costretto (δυνάμει ἐπαναγκάζεται) a determinarla, valendosi

della rappresentazione convincente e di quella convincente e insieme irre-

versibile e ben ponderata. Inoltre completa il quadro degli Accademici come

dogmatici negativi l’uso di termini accuratamente definiti in precedenza

come tali da descrivere un atteggiamento inequivocabilmente dogmatico,

quali i verbi διαβεβαιοῦσθαι, συγκατατίθεσθαι, προκρίνειν11.

3. La testimonianza su Arcesilao si articola in tre parti che fanno

capo a tre fonti diverse, di cui due anonime, stando alle citazioni di Sesto.

La prima parte che rivendica, almeno in apparenza, Arcesilao allo scettici-

smo dovrebbe rispecchiare l’opinione dello stesso Sesto, il quale se ne

assume la paternità.

«Arcesilao, invece, che dicevamo capo e iniziatore dell’Accademia

di mezzo, mi sembra davvero (πάνυ μοι δοκεῖ) che partecipi dei ragiona-

menti pirroniani al punto che è quasi unico il suo indirizzo e il nostro

(ὠς μίαν εἶναι σκεδὸν τὴν κατ' αὐτὸν ἀγωγὴν καὶ ἡμετέραν)».

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Sesto elenca quindi le affinità: non si esprime né a favore della esistenza

né della non esistenza di qualcosa; non preferisce una cosa ad un’altra sulla

base della credibilità ο della mancanza di credibilità; identifica il τέλος con

l’ ἐποχὴ περὶ πάντων. Gli elementi che accomunano la filosofia di Arcesilao

allo scetticismo pirroniano rappresentano anche le differenze che lo sepa-

rano dall’Accademia di Carneade e di Clitomaco. Mentre Sesto ha attribuito

a Carneade affermazioni categoriche circa la ἀκαταληψία di tutte le cose,

circa l’esistenza di valori morali oggettivi, motivi di preferenza e di scelta

tra le rappresentazioni, Arcesilao si comporta da vero pirroniano.

Quindi Sesto aggiunge che gli Scettici dicono che all’ ἐποχή segue

l’atarassia. Anche se Sesto non la presenta esplicitamente come tale, l’ata-

rassia che accompagna l’epoche dovrebbe rappresentare una differenza tra

le due filosofie, dal momento che non sembra che Arcesilao abbia mostrato

alcun interesse per il suo conseguimento. Tuttavia la descrizione che Sesto

fornisce di come lo scettico giunga all’atarassia può essere di aiuto a com-

prendere quale sia il senso che egli attribuisce a questa differenza. Sesto, ben

consapevole che altre scuole filosofiche avevano perseguito l’ ἀταραξία,

aveva posto molta cura nel differenziare il modo in cui lo scettico arriva al

suo conseguimento. Lo scettico raggiunge l’atarassia τυχικῶς, in seguito alla

sospensione del giudizio di fronte alla uguale forza delle rappresentazioni.

Essa dunque sopraggiunge per caso e segue l’epoche come l’ombra segue il

corpo. Ora l’immagine del corpo e della sua ombra suggerisce l’idea che l’a-

tarassia dovrebbe conseguire comunque all’epoche: essa infatti non è perse-

guita volontariamente né è prevista, ma come il pittore Apelle aveva otte-

nuto la schiuma alla bocca del cavallo che stava dipingendo, per caso, get-

tando la spugna imbibita del colore sulla tela in un atto di rabbia, così, per

caso, l’atarassia sopraggiunge allo scettico attraverso un cammino indi-

retto. La menzione dell’atarassia dunque più che costituire una differenza

sostanziale tra la filosofia di Arcesilao e quella pirroniana sembra essere

introdotta come una annotazione volta a sottolineare un aspetto a cui Arce-

silao sembrerebbe essere poco interessato, dal momento che, per dirla in

termini sestani, è più interessato “al corpo che alla sua ombra”. In ogni

caso la differente posizione sull’atarassia non può essere considerata come

un tratto volto a distinguere la filosofia di Arcesilao in senso dogmatico12.

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Né è chiaro se costituisca una differenza con gli Scettici il fatto che

Sesto attribuisca ad Arcesilao l’affermazione che sono beni le sospensioni

particolari (τὰς κατὰ μέρος ἐποχάς), mali gli assensi particolari, dal mo-

mento che egli sta illustrando l’affinità e non ha, fino a questo momento,

accennato ad alcuna differenza fra le due filosofie. Infatti questa afferma-

zione è inclusa sotto l’autorità del πάνυ μοι δοκεῖ, che rivendica l’affinità

tra i due indirizzi.

Certamente è una differenza se si considera che quanto segue ne

faccia parte integrante.

«Tranne che uno potrebbe dire (πλὴν εἰ μὴ λέγοι τις) che noi di-

ciamo queste cose secondo ciò che ci appare (κατὰ τὸ φαινόμενον) e non

recisamente (διαβεβαιωτικῶς), egli invece come se si riferisse alla natura

(ὡς πρὸς τὴν φύσιν), cosicché dice che la sospensione è un bene, l’assenso

è un male».

L’anonimo τις avanza l’ipotesi, dunque, che Arcesilao abbia affer-

mato che l’ ἐποχή è un bene πρὸς τὴν φύσιν, nel senso che egli ha fatto

questa affermazione διαβεβαιωτικῶς. Ma il λέγειν διαβεβαιωτικῶς quali-

fica immediatamente Arcesilao come un dogmatico. Questa interpreta-

zione dunque è in aperto contrasto con quella che Sesto ha espresso in

prima persona, avendo appena sostenuto che Arcesilao non si pronuncia

né a favore della esistenza né della non esistenza delle cose. Ciò significa

che secondo Sesto Arcesilao non dà un giudizio ontologico-conoscitivo

sulle cose e che l’espressione ὡς πρὸς τὴν φύσιν non può equivalere a πρὸς

τὴν ὑπαρξίαν né quindi si contrappone a κατὰ τὸν φαινόμενον ἡμῖν. A

questo punto egli non può assumersi la paternità di questa interpretazione,

pena il fatto di contraddirsi. Infatti se egli non avesse dubitato, ο forse

non avesse temuto di essere accusato di manifesta tendenziosità, avrebbe

potuto insistere maggiormente sull’enunciazione di questo dogma, come

fa esponendo le differenze tra la filosofia di Carneade e lo scetticismo.

182

Si deve inoltre osservare che il punto di vista che le singole sospen-

sioni particolari sono beni è esposto da Sesto nella sezione volta a mettere

in luce le affinità, che egli stesso condivide. Poiché l’interpretazione dog-

matica è posta sotto l’autorità di un anonimo τις con cui Sesto peraltro

non si identifica, resta la possibilità che ci sia un’interpretazione scettica

del punto di vista che l’ ἐποχή è un bene ὡς πρὸς τὴν φύσιν, e che Sesto

deliberatamente la taccia. Essa dipende ovviamente dal significato che

si attribuisce a φύσις: in breve se φύσις designi per Arcesilao la vera essen-

za delle cose, ο se piuttosto indichi, come per gli Scettici pirroniani, la

via per vivere senza dogmi. La ὑφήγησις φύσεως che costituisce la prima

parte della osservanza delle norme della vita comune, giuoca un ruolo

fondamentale nella filosofia pirroniana, ma dalla testimonianza di Plutar-

co, indipendente da quella di Sesto, siamo informati che anche nella filo-

sofia di Arcesilao essa rivestiva un ruolo analogo13. Dalla esitazione con

cui Sesto propone l’interpretazione dogmatica dell’ ἐποχή di Arcesilao,

ci sono forti ragioni per supporre che egli ne fosse a conoscenza, altrimen-

ti non avrebbe espresso in prima persona un giudizio di quasi identità

tra l’indirizzo filosofico di Arcesilao e quello scettico. Se si riflette inoltre

che tra l’enunciazione dell’epoche come bene e l’interpretazione di essa,

Sesto passa dalla prima persona alla terza della fonte anonima, si capisce

come egli ritenga esposizione del pensiero di Arcesilao la prima parte e

non più la seconda.

Né molto degna di fede è l’interpretazione di alcuni dal momento

che Sesto la introduce con l’espressione «se poi si deve prestar fede a

ciò che vien detto di lui», come fossero “dicerie”. Si tratta dell’accusa

di esoterismo. Apparentemente Arcesilao è un pirroniano, ma in realtà

è un dogmatico (κατὰ δὲ τὴν ἀλήθειαν δογματικὸς ἦν). Il suo pirronismo

consiste nel mettere alla prova i compagni con l’aporetica per vedere se

sono ben dotati per apprendere i dogmi di Platone e il suo dogmatismo

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nel trasmettere a quelli più dotati le dottrine platoniche. Onde anche

Aristone disse di lui:

«‘davanti (πρόσθε) Platone, di dietro (ὄπιθεν) Pirrone, in mezzo (μέσσος)

Diodoro’, perché usava della dialettica di Diodoro, ma era senz’altro

(ἄντικρυς) un platonico».

A questo punto l’accusa di esoterismo acquista maggiore credibilità, in

quanto Sesto sembra citare la fonte a sostegno: Aristone di Chio. Ma

se effettivamente Aristone, parodiando il verso omerico della chimera,

avesse voluto alludere ad un insegnamento esoterico di Arcesilao, perché

Sesto non lo avrebbe citato fin dal principio, ma avrebbe introdotto

l’accusa attribuendola a degli anonimi? Inoltre la spiegazione che Sesto

fa seguire alla citazione del verso parla del fatto che Arcesilao si serve

della dialettica di Diodoro, ma è ἄντικρυς platonico. Sesto interpreta

l’avverbio di luogo πρόσθε nel senso di una priorità, come se volesse dire

che Arcesilao è “in primo luogo” platonico, e dimentica che la spiega-

zione sottolinea invece che Arcesilao è platonico in pubblico, come ἄντι-

κρυς conferma. Quindi il verso di Aristone suggerisce esattamente il

contrario di quello che l’accusa di esoterismo vorrebbe, perché πρόσθε

Πλάτων non significherebbe altro che Arcesilao è apertamente platonico

e non pirroniano. La coincidenza di significato tra πρόσθε e ἄντικρυς

depone a favore della ipotesi che anche la spiegazione del verso potrebbe

derivare dallo stesso Aristone. Ma allora è poco plausibile che Aristone

abbia omesso di spiegare il significato di ὄπιθεν Πύρρων. A questo punto

è legittima l’ipotesi che l’omissione si debba invece a Sesto ο alla fonte

che gli ha trasmesso il verso, dal momento che è Sesto che ha interesse

a mostrare che il pirronismo di Arcesilao è soltanto apparente, mentre

egli di fatto professa la dottrina di Platone. Ma se è così, le parole

πρόσθε, ὄπιθεν, μέσσος, nel verso parodistico di Aristone non vogliono

alludere al posto che occupano le tre componenti nella filosofia di Arce-

silao, quanto al fatto che la filosofia di Arcesilao si presenta come una

mostruosità eclettica, dal momento che pretende di conciliare ciò che è

inconciliabile, vale a dire, Platone con Pirrone tramite Diodoro. Il pirro-

nismo dunque per Aristone ne costituirebbe, a tutti gli effetti, una com-

ponente.

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Del resto questa interpretazione concorda con le testimonianze più

antiche su Arcesilao. Nella vita di Arcesilao di Diogene Laerzio, che con

ogni probabilità deriva da Antigono di Caristo14, il verso parodistico di

Aristone è citato, dopo aver esposto gli elementi che dovrebbero costi-

tuire il contenuto della filosofia di Arcesilao, confermando con ciò l’inter-

pretazione non esoterica del verso: Arcesilao ammirava Platone di cui pos-

sedeva i libri, ma, secondo alcuni, imitava (ἐζηλώκει) anche Pirrone e

si serviva della dialettica della scuola di Eretria. Quindi Diogene Laerzio

cita anche i versi di Timone, in cui si dice che Arcesilao si serviva dell’eri-

stica di Menedemo e ricorreva alla protezione della dialettica di Diodoro

e della filosofia di Pirrone “tutta carne”. Anche Timone dunque pone

Arcesilao in stretta connessione con Pirrone e con la dialettica eretriaca,

per metterne in luce la scarsa originalità del pensiero, ma non fa cenno

ad alcuna dottrina esoterica. Del resto l’accusa di scarsa originalità non

sembra che fosse presa sul serio da Arcesilao, il quale la neutralizzava

accogliendola. Infatti egli stesso sosteneva di non dire nulla di nuovo,

ma di riprendere il pensiero dei filosofi precedenti e faceva il nome di

Socrate, Platone, Parmenide, Eraclito15. Comunque si interpreti l’ac-

cusa di scarsa originalità, essa trae la sua origine ο in Arcesilao stesso,

ο in fonti a lui contemporanee. Ciò avvalora l’ipotesi che il verso di Ari-

stone non alluda ad un insegnamento esoterico di Arcesilao, ma alle com-

ponenti eclettiche della sua dottrina. Tuttavia un dato è certo, che Ar-

cesilao tra i suoi predecessori non poneva Pirrone e che coloro che lo

facevano giuocavano sulla sua stessa pretesa di richiamarsi ai filosofi

precedenti.

Le motivazioni per cui Aristone e Timone hanno rintracciato una

componente filosofica pirroniana nel pensiero di Arcesilao indubbiamente

185

non sono le stesse16 né interessa qui analizzarle, ma quello che conta è

che di fronte ai contemporanei Arcesilao si presentava, almeno sotto certi

aspetti, come un pirroniano. Del resto, seppure poco degna di fede17,

la testimonianza di Numenio che cita gli stessi versi di Aristone e di

Timone a sostegno del pirronismo di Arcesilao, può essere comunque as-

sunta come segno che in una parte della tradizione l’immagine del “pirro-

nismo” di Arcesilao era consolidata.

Tornando alla testimonianza di Sesto, essa appare invece come un

tentativo di connettere le testimonianze relative al pirronismo di Arcesi-

lao con l’esoterismo in modo da sminuire ο annullare del tutto l’impor-

tanza della componente pirroniana della filosofia di Arcesilao. Si pone

quindi il problema di stabilire, nei limiti del possibile, se questo tentativo

sia opera dello stesso Sesto, ο delle sue fonti. Se Sesto, come sembra,

non è disposto sinceramente a considerare Arcesilao un pirroniano, per-

ché lo fa apparire come tale nella prima parte della sua esposizione? La

risposta più immediata potrebbe essere che la sua fonte sottolineava le

affinità tra la filosofia di Arcesilao e lo scetticismo pirroniano, fondandosi

su argomenti che a Sesto appaiono come inoppugnabili, tanto da assumerli

in prima persona. Ma poiché il suo obiettivo è quello di rivendicare l’asso-

luta originalità dello scetticismo pirroniano, aggiunge, affidandoli ad ano-

nimi senza assumersene la paternità, quegli elementi che possono fare ap-

parire Arcesilao, prima come un dogmatico negativo, poi come un vero

e proprio dogmatico, in quanto trasmette segretamente ai discepoli più

dotati la dottrina di Platone.

Un’altra possibile risposta è che Sesto tragga in blocco tutta la testi-

monianza su Arcesilao dalla sua fonte, nella quale trovava anche le inter-

pretazioni in chiave dogmatica del suo pensiero. Questa ipotesi non

esclude comunque la possibilità che Sesto, abbia fatto un uso diverso di

quelle interpretazioni rispetto alla sua fonte.

186

4. Se si è fautori della tesi che le citazioni di Sesto possano fornire

indicazioni sulle sue fonti, si potrebbe pensare che fonte di questi para-

grafi sia Enesidemo. Infatti Sesto cita Enesidemo, due volte, una a propo-

sito di Eraclito, l’altra di Platone, proprio in questa sezione relativa alla

discussione delle παρακείμεναι φιλοσοφίαι. L’ipotesi potrebbe essere suf-

fragata dal fatto che Enesidemo, per quanto ne sappiamo dall’estratto

di Fozio, era interessato a distinguere la filosofia pirroniana da quella

accademica. È possibile quindi che, come è stato supposto da Janáček,

egli non polemizzasse contro Arcesilao, ma che il suo obiettivo polemico

fosse l’Accademia del suo tempo18. Ed è anche altrettanto verosimile

che egli trattasse delle differenze dello scetticismo da altre filosofie19.

Del resto il fatto che Sesto citi l’opinione di Enesidemo su Eraclito e

su Platone avvalora questa ipotesi. Tuttavia per arrivare a concludere che

sia Enesidemo la fonte di Sesto nei paragrafi relativi all’Accademia scetti-

ca, non solo bisogna motivarla con argomenti più forti, ma bisogna esclu-

dere gli altri possibili candidati.

C’è da rilevare, innanzi tutto, il fatto che Sesto sembra riferirsi a Ene-

sidemo, in questa sezione, piuttosto per prendere le distanze dalle sue in-

terpretazioni che per condividerle. Questo emerge tanto da PH i 210-2, in

cui Sesto contesta la tesi di Enesidemo che l’indirizzo scettico sia una via

che conduce alla filosofia eraclitea, quanto da PH i 222, in cui Sesto discu-

te l’affinità di Platone con lo scetticismo. Ma a proposito del giudizio che

Enesidemo dava della filosofia di Platone la questione si complica. Sesto

infatti si rifà ad Enesidemo e a Menodoto, quando discute la tesi secondo

cui Platone sarebbe εἰλικρινῶς σκεπτικός, ma non è chiaro se li citi come

sostenitori di questa tesi ο come oppositori, perché il testo è incerto20.

187

Sesto introduce la discussione sull’affinità della filosofia di Platone

con lo scetticismo, mostrando che su questo problema c’è un ampio dis-

senso. Infatti alcuni hanno descritto Platone come dogmatico, altri come

aporetico (ἀπορητικός), altri come in parte aporetico e in parte dogmatico

(PH i 221). Egli dice di non voler discutere l’opinione di coloro che rite-

gono Platone in parte aporetico e in parte dogmatico perché questi stessi

ammettono la differenza con lo scetticismo (τὴν πρὸς ἡμᾶς διαφοράν),

ma di coloro che ritengono Platone “puramente scettico”. Sembrerebbe

quindi che quelli che definiscono Platone “puramente scettico” debbano

identificarsi con quelli, precedentemente nominati da Sesto, che lo defini-

scono ἀπορητικός.

Sesto attacca la tesi secondo cui Platone sarebbe εἰλικρινῶς σκεπτικός

con questi argomenti: se Platone assente a tutto ciò che egli ha affermato

intorno alle Idee e ad altre dottrine come se fossero una realtà, dogmatizza,

ma «se vi assente come a cose più probabili, poiché preferisce una cosa ad

un’altra, rispetto alla credibilità ο alla mancanza di credibilità, si allontana

dal carattere scettico». Ora la risposta di Sesto presuppone che coloro che

considerano Platone puramente scettico non accettino il punto di vista che

“preferire una cosa ad un’altra in base alla credibilità ο alla mancanza di

credibilità” sia un’argomentazione che non può qualificare qualcuno come

“puramente scettico”. E questa opinione è certamente condivisa da Enesi-

demo. A questo punto, però, non è facile stabilire se Sesto usi questa argo-

mentazione contro Enesidemo, perché Enesidemo era un sostenitore dello

scetticismo di Platone, ο se, invece, questa argomentazione fosse proprio

un’argomentazione di Enesidemo contro la tesi dei sostenitori dello scetti-

cismo di Platone.

Se si accetta la prima ipotesi, vale a dire che Enesidemo sia un sosteni-

tore dello scetticismo di Platone, si potrebbe pensare che Sesto stia oppo-

nendo alle argomentazioni di Menodoto ed Enesidemo il fatto che l’unica

difesa possibile di Platone sia quella di attribuirgli affermazioni sulla base

188

del probabile, sapendo che questa giustificazione non può essere accettata

da loro. Infatti l’espressione εἰλικρινῶς σκεπτικός presuppone una linea di

difesa dello scetticismo di Platone non disposta a fare nessuna concessione

alla possibilità che egli avesse fatto affermazioni, sia pure accompagnate da

formule dubitative. Una tale linea di difesa dello “scetticismo” di Platone,

in cui non è nemmeno adombrata la possibilità che nei Dialoghi siano con-

tenute affermazioni positive, è quella presentata nel Varro di Cicerone e

che con ogni probabilità deriva da Arcesilao21. Sesto non accetta questa

pretesa, come del resto non l’aveva accettata la Quarta Accademia, la quale

aveva attribuito a Platone uno scetticismo mitigato. Sesto dunque, è dispo-

sto a concedere che Platone non abbia fatto affermazioni categoriche sulla

natura delle cose, ma non a concedere che egli non si sia pronunciato sulla

preferibilità di una cosa rispetto ad un’altra sulla base della credibilità22,

189

e tanto meno quindi che egli possa essere definito come εἰλικρινῶς

σκεπτικός. Pertanto Sesto non condivide anche nel caso di Platone, come

nel caso di Eraclito, il giudizio di Enesidemo.

La seconda ipotesi, invece, presuppone che la difesa dello scetticismo

di Platone alla luce della preferibilità di una cosa rispetto ad un’altra

sul piano della credibilità ο della mancanza di credibilità non sia altro

che la difesa dell’Accademia post-arcesilea, combattuta da Enesidemo,

con l’argomentazione presentata da Sesto. In tal senso potrebbe deporre

tanto il riferimento esplicito al πιθανόν, quanto il fatto che l’argomenta-

zione contraria ben si addice all’atteggiamento polemico assunto da Enesi-

demo contro le posizioni dell’Accademia post-arcesilea. Ma questa ipotesi,

ad un esame più attento, presenta una difficoltà. Se è Enesidemo a pole-

mizzare contro gli Accademici scettici che considerano l’assunzione del

πιθανόν come un attestato di scetticismo per Platone, costoro sono quegli

stessi contro cui Enesidemo polemizza nell’estratto di Fozio, e quindi

sono Filoniani. A questo punto diventa inspiegabile perché costoro avreb-

bero dovuto definire Platone εἰλικρινῶς σκεπτικός, dal momento che non

si capisce che interesse avrebbero avuto ad assumere una tesi che mina

alle fondamenta l’altra, ben più importante per loro, dell’unità dell’Acca-

demia. Si potrebbe ipotizzare che l’argomentazione in favore dello scetti-

cismo di Platone possa risalire a Carneade e a Clitomaco, dato il riferi-

mento al πιθανόν. Ma la discussione sulla legittimità di includere Platone

nello scetticismo si è sviluppata in un periodo più tardo.

Può forse gettar luce sull’interpretazione dello scetticismo di Platone

in Sesto anche l’esame di due testi: l’Anonimo dei Prolegomena alla filoso-

fia di Platone
e l’anonimo Commentario al Teeteto di Platone, che testimo-

niano che la discussione di questo problema si mantenne viva fin nella

tarda antichità. Un passo tratto dall’Anonimo dei Prolegomena descrive

lo scetticismo di Platone in questi termini: «alcuni (τίνες) spingono Pla-

tone verso gli efettici e gli Accademici, pretendendo che anch’egli professi

l’ἀκαταληψία. E cercano di stabilire questa opinione, partendo da certe

espressioni che si trovano nelle sue opere. Così dicono: quando Platone

discute della realtà usa certi avverbi che marcano l’esitazione e il dubbio

(ἐπιρρήματά τινα ἀμφiβολά τε καὶ διστακτικὰ περὶ πραγμάτων) come

per es., ‘verosimilmente’ (εἰκός), e ‘forse’ (τὸ ἵσως), e ‘io sarei portato

a credere’ (ταχ' ὡς οἶμαι). Ciò che non è proprio di un uomo che

190

conosce, ma piuttosto di uno che non è in possesso di una conoscenza

determinata (ἀλλά τίνος μὴ καταλαβόντος τὴν ἀκριβὴν γνῶσιν)». Enesi-

demo usa proprio gli avverbi tratti dagli aggettivi che nei Prolegomena

descrivono Platone come efettico e accademico, ma con l’ α privativo, per

designare l’atteggiamento dogmatico degli Accademici del suo tempo

nell’estratto di Fozio: «essi pongono alcune cose in modo indubitabile

(ἀδιστάκτως), altre le negano senza esitazione (ἀναμφιβόλως)»23. La

coincidenza di espressione mi sembra piuttosto significativa, dal momento

che tanto per Enesidemo quanto per i τινες dell’Anonimo dei Prolegomena

gli stessi termini qualificano un atteggiamento come scettico. A questo

punto non si può escludere che i τiνες nominati nei Prolegomena possano

essere identificati con Enesidemo. Se cosi fosse, si rafforzerebbe l’ipotesi

che il sostenitore dello scetticismo di Platone in PH ι possa essere proprio

lui. La cosa sembra tanto più credibile in quanto le obiezioni contro lo

scetticismo di Platone presentate da Sesto costituiscono anche una rispo-

sta alla tesi sotenuta nei Prolegomena, secondo la quale Platone avrebbe

usato espressioni dubitative per marcare il suo atteggiamento scettico.

Ma c’è di più: un passo dell’anonimo Commentario al Teeteto di

Platone conferma che c’erano alcuni che consideravano Platone un Ac-

cademico perché non dogmatizza (ὡς οὐδὲν δογματίζοντα). A questa

tesi l’anonimo oppone due argomentazioni: gli altri Accademici, eccet-

tuati pochissimi (ὑπεξῃρημένων πάνυ ὀλίγοι), hanno dogmatizzato; l’Ac-

cademia è una perché gli Accademici hanno sostenuto la stessa dottrina

di Platone24.

Mi sembra interessante che la fonte del Commentario ammetta che

alcuni Accademici, seppure pochissimi, non hanno professato dottrine.

Il passo quindi testimonia dell’esistenza di una tradizione che considerava

Platone e alcuni Accademici come scettici. E a questa tradizione che Se-

sto si oppone in PH i. Il problema è quello di stabilire se la fonte di

essa sia di provenienza accademica ο pirroniana. A favore di una prove-

nienza accademica potrebbe essere addotto il fatto, di per sé evidente,

191

che si tratta di una difesa dello scetticismo dell’Accademia dall’accusa

di dogmatismo e che pertanto i candidati più immediati sono proprio gli

Accademici. Tuttavia quando si procede ad una possibile individuazione

la ricerca non è altrettanto semplice. Un candidato potrebbe senz’altro

essere Arcesilao, che per primo ha sostenuto la tesi dello scetticismo di

Platone facendone un precursore della sua dottrina. Ma la tesi che alcuni

Accademici, eccettuati pochissimi, hanno professato dottrine, difficil-

mente può essere attribuita ad Arcesilao, per il quale non si poneva come

un problema la questione dello scetticismo dell’Accademia.

La fonte del Commentario è fortemente segnata dal dibattito

scetticismo-dogmatismo, aperto nell’Accademia non prima della disputa

sorta tra Filone e Antioco. Ora se è vero che i Filoniani potrebbero avere

avuto interesse a fare passare Platone per moderatamente scettico, non ave-

vano alcun interesse a sostenere che solo pochissimi Accademici non ave-

vano professato dottrine. Ma sembra proprio che la fonte intenda attri-

buire solo a pochissimi Accademici la posizione di non aver dogmatizzato

su nulla, che riconosce come propria di Platone. Si tratta quindi di una po-

sizione rigorosamente scettica. A questo punto, dunque, non si può esclu-

dere l’ipotesi che la fonte sia pirroniana, in quanto non è disposta a ricono-

scere agli Accademici, tout court, una posizione rigorosamente scettica25.

È significativo inoltre che la fonte del Commentario abbia su Platone la

stessa opinione di coloro che ritengono Platone εἰλικρινῶς σκεπτικός in

Sesto PH ι e ritenga “pochissimi Accademici” autenticamente scettici,

come è considerato Arcesilao nella prima parte del resoconto di Sesto.

È, dunque, in questo dibattito che s’inserisce anche Sesto, quando in

PH ι 222 si riferisce ad una sua opera in cui ha confutato più estesamente

la tesi dello scetticismo di Platone, ed è verosimilmente ad uno scettico

di questo periodo — forse ad Enesidemo — che egli si contrappone.

C’è da chiedersi comunque per quale ragione Enesidemo avrebbe

dovuto sostenere un legame tra il pirronismo e la filosofia di Platone e

di Arcesilao, tanto più che il suo scopo era quello di presentarsi come

192

il continuatore dello scetticismo di Pirrone. Una risposta può venire da

un esame del quadro filosofico del periodo in cui Enesidemo inizia la

sua operazione di rifondazione del pirronismo. Da un lato l’Accademia

aveva abbandonato lo scetticismo ripiegando, con Filone e poi con An-

tioco, su posizioni sempre più dogmatiche, dall’altro egli sentiva l’esi-

genza di riportare lo scetticismo alla sua purezza originaria. Si presentava

la necessità di trovare dei precedenti filosofici a questa posizione rigorosa-

mente scettica. Un ritorno a Pirrone poteva garantire una credibilità. Tut-

tavia si poneva il problema che Pirrone nella tradizione contemporanea

era considerato piuttosto come un moralista e che per accreditare il suo

scetticismo era necessario lavorare su una immagine filosofico-letteraria,

certamente non ben definita ed univoca. Pertanto era necessario trovare,

accanto a Pirrone, una tradizione solida a cui ricollegarsi. Questa poteva

essere rappresentata da Arcesilao e da Platone e offriva il vantaggio di

sottrarre all’Accademia la componente scettica, privandola anche dell’ere-

dità platonica. Né si deve dimenticare che Arcesilao nella disputa che

opponeva Filone ad Antioco rappresentava lo scetticismo più radicale26.

È improbabile del resto che Enesidemo non cercasse precedenti filosofici

alla rifondazione del suo pirronismo in altri filosofi che non fossero Pir-

rone e Timone, pur ammesso che si possa mettere in discussione la sua

provenienza dall’Accademia27. Del resto una ragione per cui Enesidemo

193

poteva riconoscere in Platone degli elementi genuinamente scettici

potrebbe essere rappresentata dalle posizioni assunte nel Teeteto, in cui

l’eraclitismo giuoca un ruolo rilevante. E non è un caso che anche Arce-

silao si fosse richiamato a questo stesso dialogo nella sua polemica anti-

stoica28.

Se questa interpretazione è sostenibile, allora l’ipotesi che il reso-

conto su Arcesilao di Sesto dipenda da Enesidemo diventa abbastanza

plausibile. Infatti Enesidemo, riconoscendo nella filosofia di Arcesilao ele-

menti autenticamente scettici, lo aveva rivendicato allo scetticismo pirro-

niano, spezzando l’unità dell’Accademia scettica da Arcesilao a Carneade.

In questo recupero rientrava anche Platone al cui metodo aporetico Arce-

silao si era richiamato con forza29. È interessante rilevare che nella

194

discussione relativa allo scetticismo di Platone manchi qualsiasi riferi-

mento alla posizione di Socrate. Infatti nella tradizione accademica, pro-

veniente da Arcesilao, Socrate-Platone costituiscono un binomio inscindi-

bile, mentre non vi è traccia di una posizione socratica autonoma nel

resoconto di Sesto su Platone, ma Socrate è considerato semplicemente

uno dei personaggi dei Dialoghi di Platone30. L’assenza di una discus-

sione sulla filosofia di Socrate rafforza la tesi che la fonte di Sesto in

questi paragrafi sia pirroniana e non accademica.

Tuttavia resta il problema dell’uso del termine σκεπτικός per conno-

tare Platone, che, se assunto nell’uso tecnico, difficilmente può essere

di Enesidemo ο dello stesso Sesto. Tarrant ha avanzato l’ipotesi che l’e-

spressione sia di Enesidemo dal momento che il termine εἰλικρινῶς com-

pare nelle Ipotiposi esclusivamente in connessione con i tropi di Enesi-

demo, ο con passi che hanno a che fare con lui e sia giunto a Sesto

attraverso la mediazione di Menodoto31. In ogni caso con questa

espressione Enesidemo avrebbe distinto quei filosofi che, a differenza di

Eraclito, non hanno mai abbandonato la scepsi per costruire un dogma.

Il termine σκεπτικός quindi sarebbe un altro modo di dire “non dogma-

tico” ο “efettico”, ma non avrebbe un significato tecnico.

A questi argomenti se ne può aggiungere un altro: è comunque si-

gnificativo che Enesidemo usi l’aggettivo ἀπορητικός per designare l’at-

teggiamento scettico del pirroniano in contrapposizione al dogmatismo

degli Accademici nell’estratto di Fozio e che Sesto, al principio della

discussione sullo scetticismo di Platone, riferisca che alcuni lo ritengono

aporetico, e che discuta poi il giudizio di coloro che lo hanno definito

εἰλικρινῶς σκεπτικός, come se si trattasse dello stesso gruppo di persone32.

195

Se dunque Enesidemo era un fautore dello scetticismo di Platone,

allora si pone il problema di capire da dove Sesto abbia tratto le notizie

circa l’esoterismo di Arcesilao. Infatti quest’accusa presuppone un’inter-

pretazione dogmatica della filosofia di Platone che certamente non può

provenire da Enesidemo. Diventa quindi inevitabile pensare che Sesto

abbia unito due fonti diverse, ο che abbia trovato in un’unica fonte, che

in questo caso non può essere Enesidemo, entrambe le interpretazioni

di Arcesilao, quella scettica e quella dogmatica senza escludere, in questo

caso, la possibilità che egli abbia rielaborato in modo autonomo le notizie

che trovava nella sua fonte.

5. A questo punto però non ci sono elementi sufficienti per ipo-

tizzare quale possa essere questa fonte unica. Si può pensare che l’inter-

pretazione esoterica provenga da Filone, ma difficilmente può provenire

da lui l’interpretazione in chiave pirroniana di Arcesilao. In effetti Filone

aveva argomentato contro la κατάληψις stoica, ma non accettava l’inter-

pretazione clitomachea in chiave scettica del πιθανόν di Carneade. Né

attaccava la possibilità della conoscenza, ma riteneva che il suo punto

di vista fosse identico a quello di Platone e di Arcesilao33. Infatti pre-

tendeva che l’Accademia, da Platone fino a lui, rappresentasse un’unità

continua e ininterrotta, sia da un punto di vista dottrinale che istituzio-

nale34. L’immagine di Arcesilao come un autentico pirroniano avrebbe

soltanto fatto rovinare la sua tesi dell’unicità dell’Accademia. Al contrario

la costruzione di un contrasto tra un insegnamento essoterico e uno esote-

rico gli permetteva di giustificare lo scetticismo come arma polemica nei

confronti degli Stoici. E sembra che egli abbia percorso questa via35.

196

Tuttavia nel resoconto di Sesto non c’è alcun accenno al fatto che lo

scetticismo di Arcesilao trovasse le sue motivazioni in una critica al dog-

matismo stoico. Questo concorda piuttosto con il punto di vista di Enesi-

demo che accusa gli Accademici del suo tempo di essere dei dogmatici

e di discutere soltanto intorno alla κατάληψις stoica36. Il fatto che le

motivazioni dello scetticismo di Arcesilao siano presentate come comple-

tamente autonome rispetto a qualunque polemica antistoica, che pure Se-

sto conosce molto bene, stando al resoconto su Arcesilao di Μ vii 151-8,

significa che nelle intenzioni della sua fonte Arcesilao era un pirroniano

autentico.

Ma se è così, non si può ipotizzare neanche che fonte di Sesto

possa essere Clitomaco, di cui Sesto certamente doveva conoscere le

opere, da quanto risulta dall’accenno polemico in M ix 1. Infatti Sesto

nel rivendicare l’originalità dello scetticismo pirroniano, ne distingue

il metodo da quello di Clitomaco e della restante schiera degli Acca-

demici: mentre questi ultimi estendono la ἀντίρρησις oltre misura ripren-

dendo le argomentazioni degli avversari e poi ritorcendole contro di loro,

gli Scettici attaccano i fondamenti della dottrina dei dogmatici facendo

rovinare tutto il loro edificio dottrinale37. Ora Clitomaco apparteneva

alla più rigorosa tradizione accademica che rivendicava i suoi precedenti

filosofici in Socrate e Platone, ma ignorava totalmente Pirrone. Tanto

l’interpretazione scettica in chiave pirroniana della filosofia di Arcesilao,

quanto quella dogmatico-esoterica non possono certamente provenire

da lui.

A questo punto un altro candidato potrebe essere Antioco. Ma con-

tro questa ipotesi sta il fatto che al pirronismo di Arcesilao non viene

mai fatto alcun cenno negli Academica di Cicerone e che l’accusa di essere

un pirroniano avrebbe potuto fare gioco nella polemica sorta tra Filone

e Antioco. Se quest’arma non è stata usata da Antioco, e Cicerone parla

di Pirrone come un moralista e come se la sua filosofia fosse estinta,

197

è segno che il pirronismo non era lontanamente preso in considerazione

da nessun accademico38.

6. Non rimane altra possibilità che fonte di Sesto in questi paragrafi

sia uno scettico pirroniano. Escludendo Enesidemo, si potrebbe pensare

a un pirroniano del periodo successivo, in cui Sesto trovasse anche il pa-

rere di Enesidemo. In questo caso sarebbe spiegabile anche la ragione

per cui Sesto non cita Enesidemo a proposito del resoconto su Arcesilao,

pur avendolo citato per Eraclito e per Platone, senza considerare il fatto

che l’autorità di Enesidemo avrebbe potuto avvalorare il pirronismo di

Arcesilao, a favore del quale c’era una parte della tradizione. Non è un

caso dunque che Sesto usi esattamente in senso contrario, a conferma

cioè del suo insegnamento dogmatico segreto, la testimonianza di Ari-

stone, che si presta invece più facilmente ad attestare il pirronismo di

Arcesilao che il suo platonismo.

Si potrebbe tuttavia pensare che Sesto, applicando la ben nota stra-

tegia della διαφωνία, stia fornendo a bella posta un’immagine contraddit-

toria della filosofia di Arcesilao. Arcesilao prima è presentato come auten-

198

ticamente scettico, quindi come dogmatico negativo, e infine come segre-

tamente platonico. A prima vista questa ipotesi soddisfa pienamente, per-

ché è in grado di dare anche una spiegazione alle tre immagini diverse

fornite. Ma rimane aperto un problema: l’uso da parte di Sesto della

prima persona, quando presenta Arcesilao come un autentico pirroniano.

Ora sappiamo che Sesto usa molto raramente la prima persona e general-

mente in quei casi in cui il suo parere non è oggetto di διαφωνία39. Per

quanto dunque lo schema in cui è inserita la descrizione della filosofia

di Arcesilao sia quello di una διαφωνία, di fatto poi i tre resoconti di

essa non si trovano sullo stesso piano, dal momento che uno di essi, quello

in cui per giunta Arcesilao è assimilato al pirronismo, riceve l’autorità

di Sesto stesso. La strategia della διαφωνία vacilla, perché sembra che

anche Sesto non possa non riconoscere in Arcesilao alcuni elementi auten-

ticamente scettici. Tuttavia egli non è disposto a riconoscere precursori

dello scetticismo pirroniano.

Se infatti Sesto non usa in tutta la sua potenzialità la strategia della

διαφωνία è perché ne mette in opera una più complessa: attribuisce ad

Arcesilao le stesse posizioni dello scetticismo pirroniano che invece nega

a Platone contro il giudizio di Enesidemo. Questa operazione rientra nel-

l’intento di rifiutare qualunque antecedente allo scetticismo pirroniano,

dal momento che Arcesilao viene in qualche modo inglobato all’interno

di esso. Nello stesso tempo gli permette di accusare di dogmatismo Pla-

tone, vale a dire il caposcuola a cui si richiama la migliore tradizione

dell’Accademia scettica, e, sempre in polemica con l’Accademia scettica,

di rendere plausibile l’accusa di esoterismo nei confronti di Arcesilao,

se essa vuole mantenere un legame tra Arcesilao e Platone. In ogni caso

secondo Sesto, se si vuol fare di Arcesilao un pirroniano, bisogna spez-

zarne il legame con Platone e con tutta la tradizione della sua scuola.

In questo modo Sesto respinge l’interpretazione di Enesidemo che faceva

passare il pirronismo attraverso la mediazione del binomio Platone-

Arcesilao, in breve attraverso la mediazione dell’Accademia scettica.

Risponde invece alla strategia di Sesto la critica che Enesidemo

aveva rivolto all’Accademia di Filone, nella quale era stato coinvolto an-

che il probabilismo di Carneade, a causa dell’interpretazione mitigata che

ne avevano fornito Metrodoro e Carmada. Sesto la riprende, quando rim-

provera a Carneade di aver affermato la ἀκαταληψία di tutte le cose,

di aver assunto come valori oggettivi il bene e il male, di aver introdotto

come criterio il πιθανόν. Dall’estratto di Fozio sono queste le critiche

che Enesidemo muove all’Accademia del suo tempo. Gli Accademici dubi-

tano e discutono, ma non si accorgono di cadere in contraddizione col

porre insieme una cosa e distruggerla senza ambiguità40. Sesto non esita

ad attribuire delle posizioni dottrinali a Carneade e il fatto che egli non

avanzi il beneficio del dubbio sul suo dogmatismo, fa pensare che egli

concordasse completamente con la sua fonte. Infatti laddove Sesto non

condivide il giudizio della sua fonte, come nel caso di Platone e di Arcesi-

lao, prospetta interpretazioni alternative. È possibile quindi che questo

fosse anche il giudizio di Enesidemo su Carneade.

199

Più difficile è invece stabilire se anche l’immagine del pirronismo,

in cui Arcesilao giuoca indubbiamente un ruolo non secondario, sia

propria di Sesto ο della sua fonte. È abbastanza probabile che la prima

parte del resoconto su Arcesilao dipenda da Enesidemo, poco importa

se direttamente da lui, ο tramite la mediazione di uno scettico più tardo,

e che le altre due parti che ne ridimensionano lo scetticismo siano opera

ο dello stesso Sesto ο di uno scettico del periodo tra Enesidemo e Sesto.

La risposta alla domanda se le altre due parti siano opera di Sesto ο meno,

dipende dal valore che si attribuisce a Sesto come interprete: se lo si

considera un mero compilatore, ο se gli si attribuisce un minimo di auto-

nomia e di originalità.

Emerge comunque da quest’analisi, necessariamente parziale e limi-

tata, il fatto che, al di sotto di un resoconto, apparentemente onesto ed

informativo, operano strategie complesse per le quali la verità storica non

è certo il primo degli obiettivi.

1.
La questione della differenza tra Accademici e Pirroniani viene definita vetus

quaestio
da Aulo Gellio; cfr. Favorinus ap. Aul. Gell. noct. att. xi 5, 6 = fr. 26

Barigazzi: Vetus autem quaestio et a multis scriptoribus tractata, an quid et quantum

Pyrrhonios et Academicos philosophos intersit. Utrique enim
σκεπτικοί, ἐφεκτικοί, ἀπο-

ρητικοί dicuntur, quoniam utrique rtihil adfirmant nihilque comprehendi putant. Il primo

a sollevare il problema in uno scritto è Enesidemo, a quanto risulta dall’estratto dei

Πυρρώνειοι λόγοι conservatoci da Fozio. Ma dopo di lui altri si sono occupati del

problema; tra questi anche Plutarco, stando al titolo di una sua opera, riportata nel

Catalogo di Lampria, Περὶ τῆς διαφορᾶς τῶν Πυρρωνείων καὶ τῶν ‘Ακαδημαiκῶν. Sul-

l’uso del termine σκεπτικός cfr. G. Striker, Sceptical Strategies, in Doubt and Dogma-

tism
, ed. by M. Schofield, M. Burnyeat, and J. Barnes, Oxford 1980, pp. 54-85,

p. 54 nota 1.
2.
Cfr. K. Janáček, Randbemerkungen zum neuen Pyrrhon-Buch, «Eirene», xxii

(1985)
p. 80; G. Cortassa, II programma dello scettico: strutture e forme d’argomenta-

zione nelle ‘Ipotiposi Pirroniche’ di Sesto Empirico
, (“Aufstieg und Niedergang der

röm. Welt”, ii 36. 4), Berlin 1990, pp. 2696-718, part. p. 2712.
3.
Cfr. PH i 5 e 217, in cui Sesto afferma che è possibile mostrare la differenza

dello scetticismo, ἐξαπλώσαντες συμμέτρως τὸ δοκοῦν τῷ Προταγώρᾳ. Cfr. su questo

punto U. Burkhard, Die angebliche Heraklit-Nachfolge des Skeptikers Aenesidem,

Bonn 1973, p. 60.
4.
Cfr. PH ii 4 e 10. Per il significato di ἐκτυπωθείς, cfr. J. Brunschwig, Sextus

Empiricus on the kriterion
, in The Question of “Eclecticism”. Studies in Later Greek

Philosophy
, ed. by J. M. Dillon and A. A. Long, Berkeley 1988, pp. 145-75, p. 146

nota 1. Cfr. K. Janáček, Die Hauptschrift des Sextus Empiricus als Torso erhalten,

«Philologus», cvii (1963) pp. 271-7.
5.
Cfr. K. Janáček, Sextus Empiricus’ Sceptical Methods, Praha 1972, pp. 27 sgg.,

che elenca i passi in cui l’impossibilità di καταλαμβάνειν è dichiarata da Sesto senza

ambiguità.
6.
Mentre ἀδοξάστως ricorre frequentemente in PH nelle espressioni “vivere

senza dogmi” ο “dire qualcosa senza dogmi”, è del tutto assente in M; cfr. a questo

proposito, K. Janáček, Sextus Empiricus’ cit., p. 61.
7.
Questa è l’interpretazione che dell’espressione ὅσον ἐπὶ τῷ λόγῳ dà J. Brun-

schwig,
La formule ΟΣΟΝ ΕΠΙ ΤΩΙ ΛΟΓΩΙ chez Sextus Empiricus, in Le Scepticisme

Antique
, Actes du Colloque International sur le scepticisme antique, Université de

Lausanne, 1-3 juin 1988, éd. par A.-J. Voelke, Lausanne 1990, pp. 107-21, il quale

critica l’interpretazione che della formula ha dato Janáček, concludendo che ci sono

due modelli alternativi, quello anaforico per cui essa significherebbe «sur la base

determinée fournie par l’enoncé, ou par l’argument, qui vient d’être mentionné»,

e quello non anaforico per cui significherebbe «pour autant qu’il s’agit du λόγος»

cioè sia dell’essenza dell’oggetto di cui si parla, sia del discorso ο del tipo di discorso

che si tiene su di esso (p. 114). Già M. Burnyeat, Can the Sceptic Live his Scepticism?,

in Doubt and Dogmatism, cit., pp. 20-53, p. 47 nota 49, ristampato in The Skeptical

Tradition
, ed. by M. Burnyeat, Berkeley 1983, pp. 117-48, rilevava che λόγος po-

trebbe essere tradotto con “teoria”, «provided we remember that what counts as

theory and what as evidence is itself part of the dispute between Sextus and his

opponents».
8.
Si noti che in Μ vii 176-89 l’ordine dei gradi del πιθανόν non coincide con

quello in PH e non viene rispettato neanche negli Academici di Cicerone, in cui una

volta viene omesso il grado dell’esame accurato, un’altra quello dell’assenza di con-

traddizione.
9.
Cfr. PH i 223. Il verbo προκρίνειν sottolinea la preferibilità di una cosa ri-

spetto ad un’altra e pertanto contraddice la vita senza dogmi propria dello scettico.

Sesto se ne serve per marcare la differenza tra la filosofia di Platone e di Carneade

e lo scetticismo pirroniano, cfr. PH i 222, 225.
10.
Cic. Luc. 104: Id cum ita sit, alterum placere ut numquam adsentiatur, alte-

rum, tenere ut sequens probabilitatem, ubicumque haec aut occurrat aut deficiat, aut

“etiam” aut “non” respondere possit. Ibid.
99: tale visum nullum esse, ut percepito conse-

queretur, ut autem probatio, multa. Etenim contra naturam esset probabile nihil esse,

et sequitur omnis vitae ea [...] eversio.
Che tutta questa parte sia tratta da Clitomaco

è dichiarato esplicitamente da Cicerone, cfr. 98. In ogni caso, pur ammesso che Sesto

abbia voluto attribuire a Carneade una posizione dogmatica riguardo all’assenso, attri-

buirla anche a Clitomaco diventa ο un puro arbitrio, ο un errore di Sesto, cfr.

V. Brochard, Les Sceptiques Grecs, Paris 19322, p. 134 nota 2.
11.
Sull’uso della terminologia scettica in Sesto, cfr. K. Janáček, Sextus Empiri-

cus’ cit
.
12.
Cfr. PH ι 26 e sgg. Il rapporto ἀταραξία-ἐποχή non è chiaro per quanto ri-

guarda gli Scettici più antichi. In PH ι 30 Sesto afferma che τινὲς τῶν δοκίμων

σκεπτικῶν hanno aggiunto all’atarassia e alla metriopatheia l’epoche, in cui sembre-

rebbe che l’accento sia posto sull’epoche, cfr. F. Decleva Caizzi, Sesto e gli Scettici,

in questo volume pp. 279-327. J. Annas, The Heirs of Socrates, «Phronesis», xxxiii

(1988) p. 107, ritiene che Sesto «adds, after all, that epoche ‘is followed, as we said,

by tranquillity’, and seems to be foisting a Pyrrhonist understanding of epoche and

its results onto Arcesilaus».
13.
Cfr. PH ι 24. J. Barnes, The Toils of Scepticism, Cambridge 1990, p. 137,

osserva: «The Pyrrhonists cannot take blanket exception to any dogmatic appeal to

nature; for nature and natural inclinations playing a leading part in their own Pyrrho-

nian Comedy». Inoltre se si confronta la risposta di Arcesilao all’accusa di ἀπραξία,

riportata da Plut. adv. Col. 26 con PH ι 23-24, si vede come tra i due resoconti

dell’azione ci sia una notevole affinità.
14.
Cfr. Diog. Laert. iv 33 = Pyrrho T. 32 D. C. A. A. Long, Diogenes Laer-

tius, Life of Arcesilaus
, in Diogene Laerzio storico del pensiero antico, Atti del Con-

vegno di Amalfi, «Elenchos», vii (1986) pp. 429-49, p. 431, giustamente sottolinea

l’importanza della biografia laerziana a causa delle sue fonti che risalgono al III secolo

a.C. Il verso di Aristone è riportato anonimo da Numenio ap. Eus. praep. evang.

xiv 5 = fr. 25 Des Places = T. 33 D. C.
15.
Cfr. Plut. adv. Col. 26, 1121 f. Sulla pretesa di Arcesilao di ricollegarsi ai

filosofi precedenti, cfr. Cic. de orat. iii 67 e J. Glucker, Antiochus and the Late

Academy
, Göttingen 1978, p. 37 nota 89.
16.
Su questo aspetto, cfr. A. M. Ioppolo, Opinione e scienza. Il dibattito tra

Stoici e Accademici nel III e nel II secolo a.C.
, (“Elenchos” xii), Napoli 1986, pp.

34 e sgg.
17.
Cfr. F. Decleva Caizzi, Pirrone. Testimonianze, (“Elenchos” v), Napoli 1981,

p. 191, la quale rileva la scarsa affidabilità di Numenio che «raccoglie e rielabora

materiale vario senza accuratezza storica».
18.
Cfr. K. Janáček, AI ΠΑΡΑΚΕΙΜΕΝΑΙ ΦΙΛΟΣΟΦΙΑΙ. Bemerkungen zu Sex-

tus Empiricus, PH ι 210-241,
«Philologus», cxxi (1977) pp. 90-4, il quale inoltre sup-

pone che se il piano di PH i corrispondeva al primo libro dei Discorsi Pirroniani di

Enesidemo anche la ὅλη ἀγωγή di Enesidemo, in quanto corrisponde al καθόλου

λόγος in PH i, doveva contenere la διαφορά dalle filosofie affini.
19.
Cfr. PH ι 210-2. Non rientra nel nostro problema discutere la controversa

questione del significato dell’eraclitismo di Enesidemo. Per il momento basti osser-

vare che questi paragrafi hanno un tono personale che dimostra che Sesto prende

le distanze dall’interpretazione di Eraclito fornita da Enesidemo; cfr. a questo propo-

sito U. Burkhard, op. cit., pp. 59 sgg.
20.
II dubbio è se si debba leggere κατὰ τοὺς περὶ Μηνόδοτον καὶ Αἰνησίδημον

(Mutschmann) oppure κατὰ τῶν περὶ Μηνόδοτον καὶ Αἰνησίδημον (Heintz). Sembra

ragionevole l’ipotesi di K. Janáček, AI ΠΑΡΑΚΕΙΜΕΝΑΙ cit., p. 92, il quale difende

l’emendamento di Heintz, κατὰ τῶν περὶ Μηνόδοτον καὶ Αἰνησίδημον sulla base del

fatto che fino a questo momento Sesto ha nominato gli oppositori delle sue opinioni,

tra cui lo stesso Enesidemo a proposito di Eraclito ed è plausibile che nello stesso

senso lo nomini anche per Platone.
21.
Cfr. Cic. Varro 44.
22.
J. Annas, Platon le Sceptique, «Revue de Métaphysique et de Morale», ii

(1990) p. 290, ritiene che l’attribuzione a Platone dell’uso scettico di espressioni di

dubbio rappresenti lo scetticismo mitigato dell’Accademia di Filone, ma non appar-

tenga anche ad Arcesilao, il quale si sarebbe richiamato soprattutto a Socrate. «Sesto

ha ragione: per dimostrare che Platone è uno scettico, bisognerebbe dimostrare che

egli non avanza mai posizioni dottrinali ed è questo che non si può fare in modo

plausibile». In questo senso Arcesilao non può essersi richiamato allo scetticismo di

Platone (cfr. anche J. Annas, The Heirs cit., p. 104). Ma il problema, a mio parere,

non va posto nei termini, se sia plausibile ο meno che si possano giustificare come

scettiche certe posizioni dottrinali di Platone, ma se è plausibile che Arcesilao fosse

fortemente motivato a richiamarsi a Platone. Una serie di testimonianze, che non

dipendono da Antioco, compresa quella di Cicerone nel De oratore (iii 67), parlano

in tal senso: cfr. Plut. adv. Col. 26-7, pp. 1121 f-1122 a, Diog. Laert. iv 28, e

J. Glucker, Antiochus cit., pp. 36 sgg. Del resto J. Annas osserva: «even if we do

not accept it (ovvero la pretesa di Arcesilao di considerarsi all’interno della tradizione

dell’Accademia platonica), it can be made out in its own terms» (The Heirs cit.,

p. 105). Ora di come egli possa aver giustificato le affermazioni di Platone alla luce

dello scetticismo è prova l’accusa di calumnia, che viene lanciata contro di lui dal

portavoce di Antioco, nel Lucullus di Cicerone, che gli rimprovera il modo in cui

si richiama ai filosofi del passato. Come rileva C. A. Viano, Lo scetticismo antico

e la medicina
, in Lo Scetticismo Antico, Atti del Convegno di Roma, 5-8 nov. 1980,

a c. di G. Giannantoni, (“Elenchos” vi), Napoli 1981, p. 572: «la calumnia di Arce-

silao consisteva nel prendere in considerazione solo osservazioni marginali di questi

filosofi. Simile a Tiberio Gracco egli slealmente approfitta delle dichiarazioni scet-

tiche di filosofi autorevoli per dare prestigio al proprio scetticismo» (p. 573). Se

Arcesilao tenta questa operazione con i filosofi del passato, a maggior ragione lo

fa nei confronti di Platone, di cui si considerava l’erede legittimo.
23.
Cfr. Anon. prol. in Plat. philos. 10, 4-12, p. 15 e sgg. Westerink, Paris 1990

e Phot. bibl. cod. 212, p. 169 β 38-40.
24.
Cfr. Anon. comm. in Plat. Theaet. 150 c 4-7, coli. 54, 38-55, 7. Seguo il te-

sto che mi è stato fornito gentilmente da F. Decleva Caizzi e D. Sedley.
25.
Già H. Tarrant, Scepticism or Platonism? The Philosophy of the Fourth Aca-

demy
, Cambridge 1985, p. 72 sgg., con altre argomentazioni ha sostenuto la tesi

che la fonte del giudizio su Platone, tanto nei Prolegomena quanto del Commentario

anonimo al Teeteto di Platone, possa essere Enesidemo.
26.
Cfr. Cic. Luc. 13 per l’atteggiamento di Antioco nei confronti di Arcesilao.

Inoltre in Luc. 32 si fa una distinzione tra coloro che ritengono omnia incerta e coloro

che distinguono ìnter incertum et id quod percipi non possit. I secondi sono anche

coloro che «ritengono che ci sia qualcosa di probabile e direi di somigliante al vero

e intendono servirsene come regola sia nella condotta della vita sia nell’indagare e

nel discutere». Non vi è dubbio che questi ultimi possono essere identificati con

Carneade e i suoi seguaci, da quanto risulta anche da Numenio ap. Eus. praep.

evang.
xiv 7, 15, il quale proprio su questo punto pone la differenza tra Arcesilao

e Carneade; cfr. anche Μ vii 166. Per quanto riguarda i primi, costoro non possono

essere altri che Arcesilao, dal momento che egli non ha posto alcuna distinzione tra

ciò che è oscuro (ἄδηλον) e ciò che non può essere percepito, e che, nel Lucullus,

Cicerone discute soltanto le posizioni di Arcesilao e di Carneade e non fa alcun cenno

allo scetticismo pirroniano che sembra ignorare. Su questo problema, cfr. A. M. Iop-

polo,
Opinione e scienza cit., pp. 65-70.
27.
Per la presunta appartenenza di Enesidemo all’Accademia, cfr. Phot. bibl.

cod. 212, p. 169 b 30-35, in cui è detto che Enesidemo avrebbe dedicato i suoi

Πυρρώνιοι λόγοι all’accademico Lucio Tuberone, suo compagno di setta. Recente-

mente F. Decleva Caizzi, Aenesidemus and the Academy, «Classical Quarterly», xlii

(1992) pp. 176-89, in base ad un’analisi terminologica del testo di Fozio, è giunta

alla conclusione che il termine συναιρεσιώτης è estremamente raro, che è usato da

Fozio, e non da Enesidemo, con una sfumatura non positiva, e che significa più gene-

ricamente “membro della setta” e non “compagno di qualcuno”. A questo punto

cadrebbe una delle ragioni principali per ritenere che Enesidemo sia appartenuto al-

l’Accademia che avrebbe poi abbandonato a causa dell’indirizzo dogmatico da essa

assunto. Tuttavia, pur ammesso che Enesidemo non sia mai appartenuto all’Accade-

mia, ciò che non può essere spiegato senza il ricorso alla filosofia accademica, è il

pirronismo di Enesidemo, alla cui fondazione non è sufficiente presupporre la cono-

scenza della tradizione pirroniana antica e l’influenza dell’empirismo medico. Mentre

infatti dell’empirismo medico fino all’epoca di Enesidemo si conosce molto poco,

si sa per certo che la tradizione accademica era ancora viva e operante e che la filoso-

fia di Enesidemo ha certamente assunto molti elementi da essa. In ogni caso a favore

di una discussione da parte di Enesidemo dei presupposti dello scetticismo accade-

mico depone anche la dedica del libro all’accademico Lucio Tuberone.
28.
Cfr. A. M. Ioppolo, Presentation and Assent: a Physical and a Cognitive Pro-

blem in Early Stoicism
, «Classical Quarterly», xl (1990) pp. 433-49.
29.
II legame di Arcesilao con Platone non consiste nei dogmi, ma nel metodo

filosofico, che gli consente anche di sottolineare l’unicità tra la filosofia di Socrate

e quella di Platone. Come spiega L. Credaro, Lo Scetticismo degli Accademici, Milano

1889-93, rist. anast. 1985, II, p. 274: «In realtà Platone offre chiari esempi di discus-

sione dialettica, come usarono poi i Nuovi Accademici [...] si creò per tale guisa

e si venne perfezionando una tecnica dialettica speciale, che, come suole accadere

di ogni forma esteriore, si conservò nella scuola con maggiore tenacità del contenuto

stesso del Platonismo».
30.
Cfr. A. A. Long, Socrates in Hellenistic Philosophy, «Classical Quarterly»,

xxxviii (1988) pp. 156 sgg., il quale ritiene che l’immagine di un Socrate scettico

sia stata creata per la prima volta da Arcesilao.
31.
Cfr.H. Tarrant, Scepticism or Platonism? The Philosophy of the Fourth Aca-

demy
, cit., pp. 75 sgg.
32.
Cfr. Phot.bibl. cod. 212, p. 169 b 40-1. Inoltre anche l’uso dell’aggettivo

Πυρρώνιος, che ricorre soltanto nei paragrafi che Sesto dedica alla discussione delle

παρακείμεναι φιλοσοφίαι (se si esclude il principio di PH dove egli dichiara l’indirizzo

filosofico a cui appartiene), potrebbe deporre a favore del fatto che Sesto avesse pre-

sente un’opera di Enesidemo. Infatti sappiamo dall’estratto di Fozio che Enesidemo

contraddistingueva il proprio indirizzo con il termine Πυρρώνιος, cfr. F. Decleva

caizzi,
Sesto cit.
33.
Cfr. J. Glucker, Antiochus cit., pp. 74 sgg. Sulla posizione di Filone ri-

guardo a Platone e ad Arcesilao, cfr. J. Barnes, Antiochus of Ascalon, in Philosophia

Togata; Essays on Philosophy and Roman Society
, ed. by M. Griffin-J. Barnes, Ox-

ford 1989, pp. 51-96, pp. 71 sgg.
34.
Cfr. Cic. Varro 12-3.
35.
In tal senso viene interpretata l’allusione ai mysteria in cui vogliono avvol-

gere la propria dottrina gli Accademici in Cic. Luc. 60, che si ritiene rifletta il pen-

siero di Filone, cfr. The Academics of Cicero, translated, revised and explained by

J. S. Reid, London 1885, ad loc.
36.
Cfr. Phot. bibl. cod. 212, p. 169 b 36 e sgg. in particolare 170 a 20-2: ἀλλὰ

τε πολλὰ βεβαίως ὁρίζουσι, διαμφισβητεῖν δὲ φασι περὶ μόνης τῆς καταληπτικῆς φαν-

τασίας.
37.
Che Sesto si servisse contro i grammatici delle argomentazioni di Clitomaco

e di Carmada risulta esplicitamente da Μ ii 20 e 43.
38.
Su questo problema, cfr. A. M. Ioppolo, Opinione e scienza cit., pp. 39 sgg.

Sulla testimonianza di Cicerone su Pirrone, cfr. Id., Aristone di Chio e lo Stoicismo

antico
, (“Elenchos” i), Napoli 1980, pp. 176-81.
39.
PH ι 237, 239; ii 9, 10, 22, 98, 204, 212. Gli ultimi due esempi non sono si-

gnificativi perché si riferiscono a modi di dire, ο descrivono un’azione.
40.
Cfr. Phot. bibl. cod. 212, p. 169 b 39.


Anna Maria Ioppolo . :

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