L'ARISTOTELE LATINO NEL THESAURUS MEDIAE ET RECENTIORIS LATINITATIS DEL LESSICO INTELLETTUALE EUROPEO
Giacinta Spinosa
L'ARISTOTELE LATINO NEL THESAURUS MEDIAE ET RECENTIORIS LATINITATIS

DEL LESSICO INTELLETTUALE EUROPEO
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Lo studio della terminologia dell’Aristotele latino costituisce parte di

rilievo del programma di ricerca Thesaurus Mediae et Recentioris Latinitatis che fu

presentato dal Lessico Intellettuale Europeo nel corso del VI Congresso Inter-

nazionale di Filosofia Medievale tenutosi a Bonn nel 1977.

Dal ’77 ad oggi il lavoro nell’ambito di questo programma si è svolto

attraverso fasi successive, che hanno confermato ad un tempo la fecondità del

campo di indagine e la natura particolarmente ardua degli obiettivi da rag-

giungere.

In seguito ad una serie di incontri tenuti a livello nazionale e internazio-

nale con la partecipazione di studiosi del latino classico e medievale, una pri-

ma serie di risultati sono stati raggiunti nello studio condotto da Tullio Grego-

ry e Aldo Duro sugli indici, oltre che dell’ Aristoteles latinus, del Plato latinus,

dell’Avicenna latinus e del Corpus latinum commentariorum in Aristotelem graecorum; cui

sono stati aggiunti alcuni testi filosofici latini del XVII e XVIII secolo.

Dei 2.000 lemmi appartenenti alle lettere a ed m prese come campione,

circa 200 lemmi, di cui ben 120 derivanti dalle versioni latine di Aristotele,

sono risultati assenti dai principali dizionari di latino classico e medievale.

Vocaboli come akme, autarchia, autoscientia, metallica, meteorologia, monopolia,

verificano l’ipotesi di partenza secondo la quale «une grande partie des trans-

formations les plus significatives et des apports les plus importants dans l’his-

toire du latin médiéval et moderne se retrouvent dans les traductions gréco et

arabo-latines, de même que dans les textes philosophiques, scientifiques et

techniques, c’est-à-dire dans les domaines où la langue a dû se mesurer à des

expériences nouvelles, après les expériences profondéments innovatrices du

latin des premiers écrivains chrétiens et du latin resortissant du droit et des

institutions» (T. Gregory, Pour un «Thesaurus mediae et recentioris latinitatis», in

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Ordo, II Colloquio Internazionale del Lessico Intellettuale Europeo, Atti a cura

di M. Fattori e M. Bianchi, Roma 1979, p. 720).

La messe di vocaboli risultante da tali indagini è particolarmente ricca, in

quanto i lessici dedicati al latino medievale soffrono, come è noto, di limiti di

varia natura. Da quello più evidente della loro attuale incompiutezza: il Novum

Glossarium
, il Mitellateinisches Wörterbuch, il Dictionary del Latham e il Lexicon latinita-

tis nederlandicae medii aevi
hanno finora pubblicato materiale relativo a poche lette-

re dell’alfabeto. A quello dei limiti cronologici: il Novum Glossarium arresta i

propri spogli al XII secolo, epoca in cui, per restare ad Aristotele, il grande

movimento delle versioni arabo e greco-latine e del conseguente lavoro di com-

mento ha appena preso l’avvio. Ma anche là dove gli spogli si estendono ai

secoli successivi, l’attenzione dei comitati fondatori dei lessici nazionali si è con-

centrata sulle opere letterarie, agiografiche e storico-documentarie, trascurando

discipline quali la filosofia e la teologia, e il campo delle versioni greco e arabo-

latine, spesso ascrivibili a autori ignoti o minori. Mentre è ormai chiaro che «les

traductions du grec et de l’arabe... ont permis d’entrer en contacte avec un

patrimoine culturel inconnu auparavant, obligeant, non seulement sur le plan

spéculatif mais aussi au niveau linguistique, à un effort d’assimilation qui a pro-

fondement élargi et transformé toute l’encyclopédie du savoir» (T. Gregory,

cit., p. 728). Eccezione a questa tendenza lessicografica è il Mittellateinisches Wör-

terbuch,
che include opere di matematica, medicina, musica, testi ermetici. Scarsa

tuttavia la presenza di traduzioni, che permettono spesso di retrodatare vocaboli

attestati in autori che di quelle traduzioni fanno uso.

Gli studi condotti negli ultimi decenni hanno dato nuova dignità alle

discipline e al linguaggio delle arti e dei mestieri, della medicina, dell’astrolo-

gia e dell’alchimia, così come alle versioni dei testi filosofici, matematici,

astrologici e medici.

L'équipe del Novum Glossarium ha inserito di recente nei suoi spogli testi

quali la versione nissena di Scoto Eriugena (Gregorio di Nissa, De imagine ) e la

traduzione di testi galenici realizzata da Burgundio di Pisa, oltre a quella dovu-

ta a un traduttore anonimo arabo-latino.

La rinnovata équipe del Dictionary of Medieval Latin from British Sources del

Latham ha anch’essa allargato la bibliografia, tra l’altro a opere di esegesi di

testi greci ed ebraici.

Per tornare al Thesaurus Mediae et Recentioris Latinitatis del Lessico Intellet-

tuale Europeo, mentre lo studio condotto da Gregory e Duro si era giovato del

computer come mero sussidio, è stato in seguito realizzato, in collaborazione con

l’Istituto di Linguistica Computazionale di Pisa, un esperimento di fusione

automatica di indici eterogenei sia per i criteri di lemmatizzazione sia per le

caratteristiche grafiche. Le difficoltà emerse nel corso di tale lavoro e il largo

spazio ancora richiesto all’intervento manuale in una indagine a carattere filo-

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logico come quella in questione hanno mostrato come sia necessaria una ulte-

riore fase di affinamento delle procedure informatiche, allo scopo di poter

gestire fenomeni linguistici che si collocano ad un certo livello di complessi-

tà.

I lavori del Thesaurus Mediae et Recentioris Latinitatis, e i miei personali, si

sono così recentemente concentrati sull’ Aristoteles latinus ricorrendo alle tecni-

che informatiche limitatamente ad un livello relativamente elementare di ana-

lisi, mantenendosi per il resto all’interno dei tradizionali metodi manuali del

lavoro filologico.

Dopo aver curato la memorizzazione integrale su supporto informatico

degli indici latino-greci dei volumi fin qui editi nella collana olandese (28.500

vocaboli), mi sono dedicata allo studio di quei vocaboli classificabili come

neologismi in seguito a due successive fasi di selezione.

In una prima fase, si sono individuati i lemmi aristotelici assenti dal Lexi-

con
del Forcellini, e ciò grazie ad un’operazione computerizzata di ‘abbattimen-

to’ dei lemmi compresenti nell’ Aristoteles latinus e nel Forcellini (operazione

svolta in collaborazione con l’ILC di Pisa sul listing del Forcellini-Busa).

Nella seconda fase di selezione, condotta questa volta con i tradizionali

metodi manuali della filologia, ho sottoposto a ulteriore analisi i lemmi deriva-

ti dalla precedente selezione, individuando quelli non registrati nei principali

lessici del latino classico e nelle sezioni fin qui edite dei lessici medievali. E

tra questi ultimi vocaboli, ho prestato particolare attenzione a quelli che hanno

goduto di particolare fortuna e che sono sopravvissuti nelle lingue romanze.

La ricerca ha confermato la fecondità dei principali meccanismi di inno-

vazione lessicale quali il calco semantico e l’imprestito. Così, si è riscontrato

operante il calco attraverso l’adozione di desinenze nominali in -tas e -atio (in-

fallibilitas
= ασφάλεια, Rhet., Guill. de Moerb.; felicitatio = εύδαμονισμός, ibid.), in

-ivus e -alis (cognoscitivus = γνωριστικός, Met. Vet. sive Iacobi; decisionalis = κατε-

στραμμένος, Rhet., Guill. de Moerb.); nel conio di parole composte verbali e

nominali ( concausa = συναίτιος, Eth. Nic., Rob. Gross.; condivido = προσδιαιρέω,

Rhet., Guill. de Moerb.); nel conio di aggettivi deverbali (immodificatus = ασυλ-

λόγιστος, De Soph. El., Boeth.).

Una ennesima conferma del rilievo del fenomeno dell’imprestito — inte-

so come traslitterazione o adattamento — in quanto elemento di innovazione

linguistica, risulta soprattutto nell’ambito del lessico tecnico delle discipline

scientifiche. Nel lessico della Politica troviamo crimatistica (= χρηματιστική,

Guill. de Moerb.) e oligarchicus (= ολιγαρχικός, Guill. de Moerb.; Eth., Rob.

Gross.); nel lessico della Poetica episodion (= έπεισόδιον, Guill. de Moerb.), peripe-

teia
(= περιπέτεια, id.), protagonista (= πρωταγωνιστής, id.); nel lessico del De Gene-

ratione Animalium
(traduzione di Guglielmo di Moerbeke) rinòbata (= ρινοβάτης)

pesce razza, e flegmasia (= φλεγμασία ) infiammazione.

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Sempre, nel corso di questi studi, si sono dimostrati di estrema utilità ed

efficacia gli indici che accompagnano le edizioni dell’ Aristoteles latinus. Soprat-

tutto là dove permettono di distinguere e comparare le diverse traduzioni di

uno stesso testo, dovute o ad autori diversi o a revisioni, condotte dal tradutto-

re medesimo o da altri.

Diventano così osservabili fenomeni altrimenti difficilmente riconoscibili

e comunque significativi. Un esempio: vocaboli che sono stati traslitterati tra-

mite adattamento nelle versioni anonime del XII secolo si trovano poi spesso

ritradotti mediante calco semantico nelle traduzioni successive.

Lo studio delle lezioni doppie e quello delle primae e secundae versiones è

rivelatore di attitudini lessicali particolari e permette sovente di seguire la sto-

ria di una parola attraverso sentieri non sempre rettilinei.

Il greco σκληρόδερμος (De Generatione Animalium) fu tradotto nella prima ver-

sio
da Guglielmo di Moerbeke con duripelleus e nella secunda versio con skliroder-

mus
; adattamento, quest’ultimo, che è stato adottato nel lessico tecnico della

botanica e della zoologia.

Nella traduzione anonima del XII secolo del De Generatione et Corruptione il

greco έκπρισμα, ‘trucioli, segatura’, è oggetto di una lezione doppia. Nell’edi-

zione è privilegiata la lezione del manoscritto prescelto, l’adattamento exprisma;

vocabolo che non sembra aver avuto grande fortuna. Mentre la lezione doppia

fornita in apparato, il calco rasura, risulta essere un vocabolo attestato in Colu-

mella (I sec.) e Vegezio (IV-V see.).

Dagli esempi fatti emerge la considerazione di come sia importante per lo

studio del lessico di cultura ritrovare, oltre al testo dell’ exemplar scelto per

l’edizione critica, anche il textus receptus, sia pure posto in apparato. E noto che

non sempre il textus receptus coincide con il testo migliore e più corretto. Eppu-

re esso assume un valore di testimonianza non eludibile nello studio della dif-

fusione effettiva di testi che hanno costituito a lungo oggetto di analisi e di

commento.

Per terminare, ancora un esempio di prima e secunda versio, ad ulteriore

dimostrazione dell’utilità di un apparato che sia analitica e fedele testimonian-

za dei molteplici aspetti di un testo, pur senza disperdersi nella proliferazione

delle varianti.

Ancora nel De Generatione Animalium, mentre la secunda versio del greco δασύ -

πους, lepus, appare nel testo, la prima versio che compare in apparato, l’imprestito

dasipes, non è priva di interesse. Infatti nella terminologia zoologica moderna

dàsipo è stato adottato come nome scientifico dell’armadillo.



Giacinta Spinosa . :

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