IL «TRACTATUS DE INTELLECTUS EMENDATIONE» DI SPINOZA. INDEX LOCORUM
Eugenio Canone
Giuseppina Totaro
IL «TRACTATUS DE INTELLECTUS EMENDATIONE» DI SPINOZA. INDEX LOCORUM

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Il testo del Tractatus de intellectus emendatione su cui si basano gli indici che

seguono – index locorum e indice di frequenza dei lemmi – è quello dell’edi-

zione degli Opera di Spinoza apparsa nel 1925 a cura di Carl Gebhardt1.

Come è noto, il Tractatus, la cui data di stesura è da collocare tra la fine degli

anni ’50 e gli inizi degli anni ’60 del Seicento, fu pubblicato per la prima volta

negli Opera posthuma2.

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Per la lemmatizzazione degli indici, ci si è valsi dell’ Oxford Latin Dictionary,

quale dizionario di riferimento, e degli altri dizionari latini utilizzati, presso il

Lessico Intellettuale Europeo, nel lavoro redazionale del Lessico filosofico dei secoli

XVII e XVIII
3. Le varianti grafiche presenti nel testo spinoziano sono ovvia-

mente documentate nell’Index locorum dalle forme4. Nei casi di omografia, nel-

l’Index locorum viene indicata la categoria grammaticale dei lemmi sempre quan-

do gli omografi sono attestati nell’indice (es.: «labor» sostantivo e verbo) e, in

generale, ogniqualvolta essa non risulta evidente dalle forme (es.: dalla forma

«conceptum» nell’Index non si evince se il rispettivo lemma «conceptus» sia

sostantivo o aggettivo). Qualora l’indicazione grammaticale non fosse sufficien-

te a distinguere il lemma da un suo omografo (perché entrambi verbi, entrambi

sostantivi etc.), il lemma è contraddistinto dal numero d’ordine in cui esso è

registrato nell’Oxford Latin Dictionary (es.: dico 1 = dicare e dico 2 = dicere). Si è

evitato di ricorrere al tradizionale numero di coniugazione del verbo e di decli-

nazione del sostantivo perché a volte non sufficiente a sciogliere l’omografia.

Come si è detto, nello spoglio integrale del TIE si è utilizzato il testo messo

a punto da Carl Gebhardt, non essendo ancora disponibile una nuova edizione

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critica dell’opera. Si vuole così offrire, anche a chi di una nuova edizione del

TIE si sta occupando, uno strumento che potrà contribuire a tale lavoro, per-

mettendo confronti e rispondendo, anche con dati statistici, ai numerosi proble-

mi filologici che questo testo presenta in maniera particolare. D’altra parte,

durante l’elaborazione di un indice informatico lemmatizzato si sollevano, a

loro volta, alcune questioni che comportano delle scelte in sede lessicografica:

ad esempio, se all’interno dell’Index locorum non si debbano distinguere – in un

elenco a parte – i termini relativi alle note, o invece, come poi si è fatto, non si

debba considerare il testo come un tutt’uno, indicando, nel riferimento pagi-

na/riga, quando il lemma è attestato in nota5. Una tale distinzione, in lavori di

questo tipo – che sono strumento di analisi e di approfondimento di un testo

–, creerebbe difficoltà di consultazione, introducendo altresì elementi che

nascono da considerazioni esterne al testo e fornendo dati statistici parziali. Del

resto, in assenza di elementi certi circa la storia redazionale del Tractatus e gli

interventi che, come è stato recentemente ipotizzato, sono stati operati sul

manoscritto originale da Lodewijk Meyer e da Jan Rieuwertsz, anche in riferi-

mento alla coeva traduzione neerlandese del testo eseguita da Jan Hendriksz

Glazemaker – il cui confronto terminologico a tappeto con il testo latino forni-

rebbe senz’altro ulteriori elementi per la ricostruzione della storia redazionale

dell’opera –, è sembrato più opportuno applicare a quella che per il momento

è considerata l’edizione di riferimento, le procedure informatiche adottate per

corpora ritenuti definitivi dagli stessi autori. Il riferimento è, in particolare, alle

lezioni differenti proposte da Gebhardt rispetto agli Opera posthuma che non tro-

vano una esauriente giustificazione sia in relazione alla terminologia di Spinoza,

sia nell’economia stessa del lessico del TIE. La forma «persequendo» (Opera, II,

6, 7), ad esempio, è stata riportata normalmente sotto il lemma «persequor»

senza tener conto del fatto che negli OP è in realtà «prosequendo» e che Geb-

hardt accoglie in questo caso una proposta di Jan Hendrik Leopold che risulta

superflua6. Lo stesso discorso vale per «quominus» (Opera, II, 6, 21 e 8, 20)

che è «quo minus» negli OP o per «possem»(Opera, II, 6, 31 e 17, 27) anziché

«possim» e per il pronome «hac» presente nella ‘nota a’ del testo (Opera, II, 6,

33) che è «haec» negli OP.

Utilizzando l’Oxford Latin Dictionary – che si basa su spogli di autori clas-

sici – per la definizione della nomenclatura dell’Index locorum, si è tenuto con-

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to dei criteri lessicografici adottati per la redazione del Lessico filosofico7. Da

rilevare tra l’altro che l’operazione, per così dire, di ‘normalizzazione’ eseguita

in fase di lemmatizzazione permette anzi di visualizzare ictu oculi le peculiarità

terminologiche del lessico spinoziano.

In generale inoltre, si constata la presenza di varianti grafiche abbastanza

diffuse nel latino del XVII secolo dovute alla sostituzione della ‘j’ alla ‘i’ del

latino classico in termini quali, ad esempio, «adjectivari» (verbo che per altro

non compare nell’Ethica ed è presente una sola volta nel TIE), «circumjacens»,

«conjicio» «conjectura», «jungo» e «conjungo», «jusjurandum», «objectivus»,

«objectum», «praejudicium» e «subjectum». Altre varianti sono la forma «le-

thalis» rispetto alla grafia classica «letalis» e l’uso della forma arcaizzante «ad-

fero» al posto di «affero». Da notare che mentre nel TIE le due occorrenze del

verbo «affero» sono attestate con la variante «adfero» (Opera, II, 34, 32 e 9,

24), nell’Ethica si registra l’uso di entrambe le forme (Opera, II, 253, 6; 250,

12; 275, 10). Una totale uniformità tra il TIE e l’Ethica si osserva ad esempio

nei verbi «conjicio», «objicio» e «rejicio», nella grafia di «existo» ed «existen-

tia», nella riduzione del dittongo ‘ae’ ad ‘e’ nel termine «pretium».

Il TIE presenta 11.070 occorrenze di parole con 2.726 forme riconducibili

a 1.184 lemmi, oltre a una parola greca (l’articolo determinativo τό: Opera, II,

15, 24). I dati si riferiscono all’intero testo, comprese le note; non si è tenuto

conto delle parole neerlandesi e latine introdotte da Gebhardt tra parentesi

uncinate, che ovviamente non sono registrate neanche negli indici8.

Registrando 442 lemmi con una sola occorrenza, 175 lemmi con 2 occor-

renze, 96 lemmi con 3 e 246 con meno di 10 occorrenze, il TIE documenta

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una notevole ricchezza lessicale (importante da rilevare accanto alla più volte,

e già nell’Admonitio ad lectorem, sottolineata rozzezza dello stile9, e a una certa

oscillazione terminologica), che appare ancora più significativa quando si con-

frontano i dati lessicali generali con quelli riscontrabili nello spoglio informati-

co dell’Ethica che, con un numero complessivo di 66.916 occorrenze (sei volte

il testo del TIE), presenta 2.309 lemmi, quindi appena il doppio di quelli regi-

strati nel Tractatus10.

Dal confronto con lo spoglio dell’Ethica, risulta che 278 lemmi (parole

piene e parole vuote) sono attestati solo nel TIE. Di alcuni di particolare inte-

resse ai fini dell’individuazione della fisionomia terminologica dell’opera, si dà

di seguito l’elenco:

abstraho detego inquisitio absurditas elementum instrumentum acquisitio ellipsis intellectivus adaequo emendatio intellegibilis affirmative emolumentum intuitive affirmativus empiricus investigatio argumentatio enunciatio irrefragabilis assensus essentialiter mechanica assertio exacte medeor augmentum experimentum mensura automa expurgo mobilis capacitas extremitas moralis chimaera fallacia mutabilis cognitus fictio naturaliter cohaerentia fictus necessum cohaereo formalitas negative communicabilis globus negativus conclusio gradatim notum conditio ignotum obliquus consecutio ignotus omniscius deceptio imperfecte operatio deceptor impossibilitas paradoxa delibero incorporeus pervenio describo increatus phaenomenum destructio independens philosophia — 26

physicus quadratum specialis poenitentia quotiens spectrum praecipitantia ratiocinatio speculum praecognitus reflexivusspiritualis praedicatumreminiscentiasubstantivum praemeditatus repraesentamen subtilis praevideo respectivetotum progressusscepticus triangulum proportionalitas semicirculus universaliter propositum sensatio verbalis purussilva

Abbastanza significativa è la presenza di una terminologia di ascendenza

baconiana (da segnalare, ad esempio, il sintagma augmentum scientiarum11, accan-

to ai termini emendo, emendatio, experimentum, expurgo, inquisitio, institutum, instrumen-

tum
etc.) che accompagna per così dire il leitmotiv della «emendatio intellec-

tus»: terminologia baconiana e cartesiana che si snoda intorno al nucleo tema-

tico della methodus (termine che ricorre trentatré volte nel TIE, rispetto a due

sole occorrenze nell’Ethica). In tal senso è da ricordare che nella lettera di

Henry Oldenburg dell’agosto 1661, riferendosi tra l’altro a una serie di que-

stioni sollevate in un precedente incontro, si parla specificamente di «Princi-

piis Philosophiae Cartesianae & Baconiane». Rispondendo alla lettera, Spinoza

usa toni ed accenna a temi propri del TIE12.

Per una comprensione adeguata del concetto chiave dell’«emendatio

intellectus» occorre innanzitutto un’analisi ravvicinata del campo semantico

del termine «emendatio». In generale, nella lingua latina si distinguono tre

accezioni del termine: grammatico-retorica, etico-pedagogica e giuridica. Si

vedano in generale le numerose fonti citate nel Thesaurus linguae Latinae, tra cui

figurano accezioni che legano il termine «emendatio» a una tradizione etico-

logica: «ingenia puerorum nimia emendationis severitate deficere»

(Quintilianus, Institutio oratoria, 2, 4, 13) – fonte già citata nel lessico di Cale-

pino –; «nisi pravae mentis errorem revertendo ad veram fidem consilii

emendatione correxerint» (Codex Theodosianus, 16, 6, 4)13.

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Il termine «emendatio» nel TIE ricorre due volte, di cui una volta nel

titolo, in un’accezione gnoseologica:

Loquor de vera dubitatione in mente, et non de ea, quam passim videmus

contingere, ubi scilicet verbis, quamvis animus non dubitet, dicit quis se dubi-

tare: non est enim Methodi hoc emendare; sed potius pertinet ad inquisitio-

nem pertinaciae, et ejus emendationem (Opera, II, 29).

Nei testi filosofici del Sei-Settecento della banca dati del LIE risultano

per lo più le accezioni etica, giuridica e politica del termine14, mentre il sin-

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tagma emendatio intellectus è attestato in Genovesi: «Emendatio intellectus,

capacitatis, et rationis augumentum necessaria sunt ad qualemcumque presen-

tis vitae beatitudinem, [...]»15.

Strettamente legati ad «emendatio» sono nel TIE i termini «emendo» –

con quattro occorrenze rispetto a una sola nell’Ethica –, «medeor» (con una

occorrenza) ed «expurgo» (una occorrenza). Termini che ricorrono in espres-

sioni semanticamente affini: «medendi intellectus», «expurgandi intellec-

tus»16, «ad emendandum [...] intellectum», «non est enim Methodi hoc

emendari [...]»17. Da notare che si tratta di espressioni significative della ter-

minologia baconiana18, nonché cartesiana19.

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Non è un caso che nel TIE ritorna una terminologia logico-gnoseologica

incentrata su «intellectus» e derivati, tra cui «intellectivus» (una occorrenza) e

«intelligibilis» (sei occorrenze) non ricorrono nell’Ethica, mentre il termine

«intellectio» risulta, con sei occorrenze rispetto a due nell’Ethica, con una fre-

quenza relativa nettamente più elevata.

Si dà di seguito l’elenco, con il numero delle occorrenze, dei termini latini medievali e

recenziori presenti nel TIE, non attestati nei seguenti dizionari : Oxford Latin Dictionary, cit.; The-

saurus linguae Latinae
, cit.; Lexicon totius Latinitatis, cit.; A. Blaise, Dictionnaire latin-français, cit. (con

l’asterisco si indicano i termini presenti anche nell’Ethica): *abstracte 7; *actualitas 3; *adae-

quate 1; adiectivo 1; auriacus 1; automa 2; *duratio 9; formalitas 2; *ideatum 1; *ideatus 2;

*inadaequatus 1; independens 1; innumero 1; intuitive 1; *obiective 7; *obiectivus 13; *op-

pugnantia 1; *realis 12; reflexivus 5; repraesentamen 2; respective 1.

Le abbreviazioni delle opere citate nelle note precedenti sono da intendersi:

AS = De dignitate et augmentis scientiarum libri IX [1623], in The Works of Francis Bacon. Collected

and edited by J. Spedding, R. L. Ellis, D. D. Heath, vol. I, London 1858; rist. anast.:

Stuttgart-Bad Cannstatt 1963, pp. 423-837.

EnE = Enchiridion etbicum, praecipua moralis philosophiae rudimenta complectens [1667-69], in H. More, Opera omnia [...], t. II, Londini 1679; rist. anast.: Hildesheim 1966, pp. [10] 1-96.

EnM = Enchiridion metaphysicum. Sive, de rebus incorporeis [1671], in H. More, Opera omnia [...], t. II,

cit.; rist. anast. cit., pp. 131-334.

JB = H. de Groot, De jure belli ac pacis libri tres, cum annotatis auctoris [1625], tt. I-IV, Lausannae

1758-59.

JN = S. Pufendorf, De jure naturae et gentium, libri octo [1672], tt. I-II, Francofurti et Lipsiae

1759; rist. anast.: Frankfurt a. M. 1967.

Med = Meditationes de prima philosophia in qua Dei existentia et animae immortalitas demonstratur. [...]

Objectiones doctorum aliquot virorum in praecedentes meditationes cum responsionibus authoris
[1641],

in Œuvres de Descartes, publiées par Ch. Adam et P. Tannery. Nouvelle présentation, en

co-édition avec le Centre National de la Recherche Scientifique, vol. VII, Paris 1964,

pp. 1-447.>

ND = Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova dilucidatio [1755], in I. Kant, Gesammelte

Schriften
. Hrsg. von der Königlich Preussischen Akademie der Wissenschaften, I. Abt.,

Bd. I., Berlin 1910, pp. 385-416.

NO = Novum Organum, sive indicia vera de interpretatione naturae [1620], in The Works of Francis Bacon,

vol. I, cit.; rist. anast. cit., pp. 121-365.

PP = Pansophiae praeludium (Prodromus pansophiae) [1639], in J. A. Komenskỳ, Opera didactica omnia

[...], vol. I, Amsterdami 1657; rist. anast.: Pragae 1957, coll. 403-454.

PPh = Principia philosophiae [1644], in Œuvres de Descartes, cit., vol. VIII-1, Paris 1964.

Ver = E. Herbert, Lord of Cherbury, De veritate, prout distinguitur a revelatione, a verisimili, a

possibili, & a falso
[1624], Londini 1645; rist. anast.: Stuttgart-Bad Cannstatt 1966,

pp. [6] 1-250.

Si ringraziano il dottor Marco Veneziani per la gentile collaborazione e la dottoressa Ada

Russo che ha seguito alcune fasi dell’elaborazione informatica dei dati.

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1.
Tractatus de intellects emendatione, et de via, qua optime in veram rerum cognitionem dirigitur, in

Spinoza Opera. Im Auftrag der Heidelberger Akademie der Wissenschaften hrsg. von C. Geb-

hardt, Heidelberg 1925; rist. anast.: vol. II, Heidelberg 1972, pp. 5-40 (si veda anche la Textge-

staltung
di Gebhardt alle pp. 319-340). Di seguito questa edizione verrà citata come Opera.
2.
Cfr. B.d.S., Opera posthuma, quorum series post praefationem exhibetur [Amsterdam] 1677,

pp. 355-392. D’ora innanzi si citeranno il Tractatus e l’edizione degli Opera posthuma rispettiva-

mente con le sigle TIE e OP; per lo scioglimento delle altre sigle utilizzate nelle note, si riman-

da alla nota conclusiva. Edizioni successive del TIE in: Benedicti de Spinoza Opera quae super-

sunt omnia
. Iterum edenda curavit, praefationes, vitam auctoris, nec non notitias, quae ad histo-

riam scriptorum pertinent addidit Henr. Ebrh. Gottlob Paulus, vol. II, Jenae 1803, pp. 411-456;

Renati des Cartes et Benedicti de Spinoza Praecipua opera philosophica recognovit notitias historico-

philosophicas
adjecit Carolus Riedel, vol. I, Lipsiae 1843, pp. 67-110; Benedicti de Spinoza Opera

quae supersunt omnia
. Ex editionibus principibus denuo edidit et praefatus est Carolus Hermannus

Bruder, vol. II, Lipsiae 1844, pp. 1-42; Benedicti de Spinoza Opera quotquot reperta sunt. Reco-

gnoverunt J. van Vloten et J. P. N. Land, vol. I, Hagae Comitum 1882, pp. 1-36. Sul TIE si

vedano tra l’altro: C. Gebhardt, Spinoza’s Abhandlung über die Verbesserung des Verstandes, Heidel-

berg 1905; Spinoza’s Tractatus de Intellectus Emendatione. A Commentary with a preliminary Note by

E. Joachim and a Preface by W£. D. Ross, Oxford 1940; P. Di Vona, II concetto di filosofia nel «Trac-

tatus de intellectus emendatione» di Spinoza
, in «Rivista Critica di Storia della Filosofia», 15 (1960),

pp. 376-403; B. De Spinoza, Traité de la Réforme de l’Entendement. Texte, traduction et notes par

A. Koyré, Paris 19643; M. A. Diliberto Reale, Sul ‘De intellectus emendatione’ di B. Spinoza, Torino

1968; M. A. Bertman, Rational Pursuit in Spinoza’s ‘Tractatus de Intellectus Emendatione’, in «New

Scholasticism», 44 (1970), pp. 236-48; P. D. Eisenberg, How to Understand ‘De Intellectus Emenda-

tione’
, in «Journal of the History of Philosophy», 9 (1971), pp. 171-91; J. L. Marion, Le fondement

de la «cogitatio» selon le «De intellectus emendatione». Essai d’une lecture des §§ 104-105
, in «Les Études

Philosophiques», 27 (1972), pp. 357-68; H. de Dijn, The Significance of Spinoza’s Treatise on the

Improvement of the Understanding (Tractatus de Intellectus Emendatione)
, in «Algemein Nederlands Tijd-

schrift voor Wijsbegeerte», 66 (1974), pp. 1-16; G. Dufour-Kowalska, Un itinéraire fictif. Le

traité de la réforme de l’entendement et de la meilleure voie à suivre pour parvenir à la vraie connaissance des choses
,

in «Studia Philosophica», 35 (1975), pp. 58-80; R. Violette, Méthode inventive et méthode inventée

dans l’introduction au «De intellectus emendatione» de Spinoza
, in «Revue Philosophique de la France et

de l’Étranger», 102 (1977), pp. 303-22. Si veda inoltre l’intero primo fascicolo della «Revue des

Sciences Philosophiques et Théologiques» del 1987, dedicato a «Les premiers écrits de Spino-

za»; cfr. in particolare, i contributi di: P.-F. Moreau, Les premiers écrits de Spinoza: problèmes et

ressources
(pp. 3-8); F. Mignini, Données et problèmes de la chronologie spinozienne entre 1656 et 1665

(pp. 9-21) ; F. Akkerman, La latinité de Spinoza et l’authenticité du texte du «Tractatus de intellectus emen-

datione»
(pp. 23-29); W. Klever, Remarques sur le ‘Tractatus de intellectus emendatione’ (Experientia

vaga, paradoxa, ideae fictae)
(pp. 101-112). Dedicata ai primi scritti di Spinoza è anche la prima

parte del volume IV (1988) di «Studia Spinozana».
3.
Oxford Latin Dictionary. Edited by P. G. W. Glare, Oxford 1982; Lexicon totius Latinitatis

ab Aegidio Forcellini lucubratum
[...], a cura di F. Corradini e G. Perin, voll. I-IV, Patavii 1940;

Thesaurus linguae Latinae. Editus auctoritate et Consilio Academiarum quinque Germanicarum [...],

voll. I-X, Lipsiae 1900-1987; Revised medieval Latin Word-List. Prepared by R. E. Latham, London

1965; Glossarium mediae et infimae Latinitatis. Conditum a Carolo Du Fresne Domino Du Cange [...]. Editio

nova, tt. I-X, Niort 1883-1887 [rist. anast.: Graz 1954]; A. Blaise, Dictionnaire latin-français des

auteurs chrétiens
, Turnhout 1954. Per i criteri redazionali del Lessico filosofico dei secoli XVII e XVIII,

si veda l’introduzione di Marta Fattori all’opera (Fascicolo I: a-aevum, in corso di stampa).
4.
Non si è considerata come variante grafica la resa tipografica della congiunzione ‘et’

con ‘&’, anche per non introdurre un’artificiosa distinzione con la stessa congiunzione che dopo

il punto fermo appare ‘Et’ (lo stesso si è fatto per ‘&c./etc.’). Si avverte qui che le forme, come

è generalmente d’uso negli indici informatici, si presentano sempre con l’iniziale minuscola,

tranne ovviamente i nomi propri, nonché l’abbreviazione ‘NB.’.
5.
Si ricordi che lo stesso Jarig Jelles nella prefazione agli Opera posthuma avverte il lettore

che tutte le note al testo sono di Spinoza: «nam Auctor in Annotationibus, quas ipse addidit

[...]» (OP, Praefatio, p. 31; ristampata, con la versione neerlandese a fronte, in F. Akkerman,

Studies in the posthumous Works of Spinoza, on style, earliest translation and reception, earliest and modern

edition of some texts
, Groningen 1980, pp. 217-257: 251).
6.
Cfr. J. H. Leopold, Ad Spinozae Opera posthuma, Hagae Comitis 1902, p. 77.
7.
Per alcune questioni lessicografiche, legate ai criteri di lemmatizzazione e relative in

particolare a spogli informatici di testi, si vedano, tra gli altri: A. Duro, Pour un Thesaurus mediae

et recentioris latinitatis
, in Ordo. Atti del II° Colloquio internazionale del Lessico Intellettuale Euro-

peo, a cura di M. Fattori e M. L. Bianchi, Roma 1979, pp. 739-745; Id., Quelques remarques à propos

de la lemmatisation
, in Lexicologie, een bundel opstellen voor F. De Tollenaere, Groningen 1977, pp. 133-

139; R. Busa, Notes lexicologiques et lexicographiques sur lemme, formes et lemmatisation (dattiloscritto pre-

sentato ad un seminario tenutosi presso la sede del LIE nel 1978); G. Spinosa, Un «Thesaurus

strutturato» per la gestione automatica del lemmario latino del ‘Lessico filosofico dei secoli XVII e XVIII’
, in

Lexicon philosophicum, II (1986), pp. 17-30; Id., Alcune osservazioni sulle tendenze della lemmatizzazione

latina. Lessicografia e informatica
, in «Revue Informatique et Statistique dans les Sciences humai-

nes», XXII (1986), pp. 171-178.
8.
Tali integrazioni provengono dalla collazione del testo degli OP con la traduzione neer-

landese dell’opera nei Nagelate Schriften (le parole latine sono note marginali nella traduzione);

cfr. Opera, II, Textgestaltung, pp. 320-321. Si elencano di seguito tali espressioni neerlandesi e lati-

ne tra parentesi uncinate nel testo: <(indien men dus mag spreken)> 7, 8; <Vooreerst> 8, 32;

<ten darden> 9, 3; <ten vierden> 9, 6; <ten vijfden> 9, 9; <et scopum> 9, 16; <of> 12, 13; <dat

is> 13, 15; <verstaan noch> 16, 31; <en eindelijk> 19, 1; <in existendo> 19, 31; <, zo blijft de

twijffeling> 30, 17-18; <wetterlijk, of behorelijk> 34n, 34.
9.
«Tractatus, quem de Intellectus Emendatione, etc. imperfectum hic tibi damus, Bene-

vole Lector, jam multos ante annos ab Auctore fuit conscriptus [...] et, ut etiam multa obscura,

rudia adhuc, et impolita, quae in eo hinc inde occurrunt, condonare non graveris, horum ne

inscius esses, admonitum te quoque esse voluimus» (Opera, II, p. 4). Si veda anche la Praefatio

agli OP, p. 31.
10.

Cfr. M. Gueret - A. Robinet - P. Tombeur, Spinoza Ethica. Concordance, Index, Liste de

fréquences, Tables comparatives
, Louvain-la-Neuve 1977, p. XIX.

11.
Nella «nota a» si legge: «[...] & augmentum scientiarum & artium» (Opera, II, p. 6).
12.
Cfr. Ep. I, in Opera, IV, pp. 5-6 ed Ep. II, in Opera, IV, pp. 8-9. Si veda, tra l’altro,

quanto Spinoza scrive a J. Bouwmeester nella lettera del 10 giugno 1666 ( Ep. XXXVII, in Ope-

ra
, IV, pp. 188-189). Per una serie di osservazioni sulla presenza di temi baconiani nel TIE, cfr.

l’introduzione e il commento di Alexandre Koyré a B. de Spinoza, Traité de la réforme de l’entende-

ment
, cit., passim.
13.
Cfr. Thesaurus linguae Latinae, cit., vol. V, pars altera, 1931-1943, coll. 454 e 456. Lo spa-

ziato in tutti i testi citati è nostro.
14.
Si danno di seguito alcuni materiali documentari relativi al termine emendatio presenti

nella banca dati del LIE (i contesti sono ordinati secondo la data di pubblicazione delle prime

edizioni delle opere): «Atque status emendatio in civilibus non sine vi et perturbatione

procedit» (Bacon, NO, 221); «unde necesse est sequi emendationem status hominis, et

ampliationem potestatis ejus super naturam» (NO, 364); «Quamobrem id nunc agatur, ut Fontes

Justitiae et Utilitatis Publicae petantur, et in singulis Juris partibus Character quidam et Idea

Justi exhibeatur, ad quam particularium regnorum et rerumpublicarum leges probare, atque inde

emendationem moliri, quisque cui hoc cordi erit et curae possit» (Bacon, AS, 803); «Cum

tamen pius ut fuerit, id est recte conformatus, exinde Deum placari ipsa Conscientia dictat. Ista

igitur a Concionatoribus magno Bono nostro excutiuntur. Recte conformatur, si emendatio-

nem vitae propositam habeas, si spem non excludat, etc. quae sunt Notitiae Communes: pro-

batur ex Sensu Interno» (Herbert of Cherbury, Ver, 121); «Quod etiam nisi faxit Sacerdos,

vix aliquid (puto) ex ejus Revelatione statuerit prudens Laicus, quod non etiam citra illa amplec-

teretur scilicet Emendationem vitae et similia, quae in foro interno describi supra monui-

mus» (Ver, 227-228); «Ne qui laesus est, ab eodem malum patiatur, tribus modis curari potest:

primum si tollatur qui deliquit, deinde si vires nocendi ei adimantur, postremo si malo suo

dedoceatur delinquere; quod cum emendatione, de qua jam egimus, conjunctum est»

Groot, JB, III, 269-274); «His distinctionibus positis, dicemus, neminem delicti immunem, ob

delictum alienum, puniri posse. Cujus rei ratio vera non est ea, quam adfert Paulus jurisconsul-

tus, quod poenae constituantur in emendationem hominum: nam exemplum videtur sta-

tui posse etiam extra personam delinquentis, in ea tamen persona, quae ipsum tangat, ut mox

dicemus» (JB, III, 426); «Videamus autem an haec ita consuetus studiorum cultus praestet, ut si

quid animadvertamus desiderari, facilius de emendatione cogitatio suscipi possit» (Ko-

menskỳ
, PP, 407); «Scopus autem, non Scribentis, (is enim scientiae pensum ut absolvam) sed

ipsius Scripti, idem est qui debet esse omnium Scriptorum Ethicorum, Humanae nimirum Vitae

emendatio» (More, EnE, 2); «Nam si nihil justum esset nisi virtute Legis alicujus scriptae,

quid, obsecro, opus esset hac Legis emendatione, cum ipsa Lex qualiscunque sit rem

quamlibet justam efficeret? Aequitatis autem est ipsam legem corrigere, eaque in datis circum-

stantiis statuere quae, si illas cognovisset, ipse Legislator statuisset, quemadmodum monet Aris-

toteles» (EnE, 53); «Quarum quidem Opinionum cum quaedam nimis crassum et obtusum

ingenium prodant, aliae vero judicium magis castigatum atque cautum; praetermissis illis priori-

bus, secundum tantummodo genus attingemus, omniumque in eo genere praestantissimam, Car-

tesianam intelligo, qui Visionem fieri statuit non particulis subtilibus tanquam spiculis in ocu-

lum ab objecto immissis, multo minus imagunculis ullis corporeis illuc transeuntibus; sed perpe-

tua duntaxat pressura certarum particularum inter fundum Oculi et Objectum. Quae quidem

Mechanicarum Hypothesium circa Phaenomena Visus emendatio omni laude excipienda

est» (More, EnM, 259); «Cognatum huic dogma est, quod consecutiones causarum et effectuum,

seu illa velut catena rerum a Creatore constituta tarn immobilem habeat legem, ut Deus circa

eandem ne in particularibus quidem casibus libertatis sibi quid reservarit. Per hoc enim miracu-

la, et extraordinarium Dei auxilium, effectusque precum, poenitentiae, et emendationis

perimi videntur» (Pufendorf, JN, I, 228-229); «Illustris Wolffii definitio, quippe insigni nota

laborans, hic mihi emendatione egere visa est» (Kant, ND, 393).
15.
A. Genovesi, Elementa metaphysicae mathematicum in morem adornata. Pars tertia. Editio quar-

ta Neapolitana multo auctior & correctior, Neapoli 1762, p. 332.
16.
«Sed ante omnia excogitandus est modus medendi intellectus, ipsumque, quantum

initio licet, expurgandi, ut feliciter res absque errore, & quam optime intelligat» (Opera, II,

p. 9).
17.
«Hisce sic positis, ad primum, quod ante omnia faciendum est, me accingam, ad

emendandum scilicet intellectum, eumque aptum reddendum ad res tali modo intelligen-

das, quod opus est, ut nostrum finem assequamur» (Opera, II, p. 9); «Versatur itaque idea falsa,

vel (ut melius loquar) refertur ad existentiam rei, cujus essentia cognoscitur, sive circa essentiam

eodem modo, ac idea ficta. Quae ad existentiam refertur, emendatur eodem modo, ac fic-

tio: nam si natura rei notae supponat existentiam necessariam, impossibile est, ut circa existen-

tiam illius rei fallamur» (Opera, II, p. 25). Si vedano anche i contesti di emendo nel Tractatus theolo-

gico-politicus
e nell’Ethica: «Haec emendare et communia Theologiae praejudicia tollere ad

meum institutum spectat» (Opera, III, p. 118); «Haec sunt quae hic notare suscepi praejudicia. Si

quaedam hujus farinae adhuc restant poterunt eadem ab unoquoque mediocri meditatione

emendari [...]» (Opera, II, p. 83).
18.
«quia acuunt [instantiae monodicae] et vivificant inquisitionem, et medentur intel-

lectui depravato a consuetudine et ab iis quae fiunt plerunque» (NO, 282); «intellectus huma-

nus volentius expurgetur» (NO, 173); «intellectus [...] liberandus est et expurgan-

dus» (NO, 179); «expurgata [...] mentis area» (NO, 211); «ad rectificandum et

expurgandum intellectum» (NO, 286); «Sed tamen verum est, si in historia naturali et

experimentis magna et crebra et continua fuerint errata, illa nulla ingenii aut artis foelicitate

corrigi aut emendari posse» (NO, 213). Per altre occorrenze di emendo, ma anche di expurga-

tio
e termini affini nel Novum Organum, si veda M. Fattori, Lessico del Novum Organum di France-

sco Bacone
, vol. I, Roma 1980.
19.
«intellectus, qui sensus errorem emendat » (Med, 439); «Ad primae aetatis praejudicia

emendanda [...]» (PPh, 22). Si veda inoltre, per le occorrenze di emendo nelle Regulae, J.-R.

Armogathe–J.-L. Marion
, Index des Regulae ad directionem ingenti de René Descartes, Roma 1976, p. 35.


Eugenio Canone and Giuseppina Totaro . :

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